Portici, indaga la procura: sui mancati interventi rimpallo di responsabilità Comune-proprietari PORTICI. Saranno i magistrati della Procura di Napoli a valutare le eventuali responsabilità per il crollo di Villa Lauro Lancellotti. L'ufficio diretto da Giovandomenico Lepore riceverà nelle prossime ore le informative redatte dalla polizia municipale e dalla polizia di Stato con i dati acquisiti sul cedimento della villa vesuviana di corso Garibaldi. Il palazzo era da anni in evidente stato di abbandono e il Comune assicura di aver più volte sollecitato i proprietari a effettuare i lavori di consolidamento per evitare pericoli. Alla fine hanno avuto la meglio l'incuria, l'abbandono e, da ultima, la pioggia se è vero, come dichiarato dai vigili del fuoco, che tra le cause del cedimento vi sono le copiose infiltrazioni d'acqua di questi ultimi giorni. I pubblici ministeri dovranno accertare chi e come avrebbe dovuto evitare questo ennesimo scempio ai danni del patrimonio architettonico vesuviano. Per tutta la giornata di ieri gli operai hanno lavorato con l'ausilio di mezzi speciali per rimuovere le ulteriori porzioni pericolanti del fabbricato e mettere in sicurezza la strada, almeno per consentire la riapertura della statale in tempi brevi. Ieri mattina nuovo sopralluogo dei tecnici comunali, affiancati questa volta dagli esperti della Soprintendenza. Ogni intervento su un immobile vincolato, infatti, necessita del nulla osta dei Beni Ambientali e così, ieri, prima di dare il via libera alla demolizione delle parti pericolanti, l'architetto Donato Calicchio e l'assessore ai Lavori Pubblici del Comune, Rosario Frosina, hanno ispezionato i resti della villa con l'ausilio di un carrello gru. Più tardi, vertice tra Comune, Soprintendenza ed Ente Ville Vesuviane negli uffici municipali. Incassato il nulla osta della Soprintendenza, il Comune ha emanato un'ordinanza con la quale ha intimato agli eredi della principessa Lancillotti - raggiunti con l'ausilio della polizia municipale di Roma, dove risiedono - di «eliminare ogni pericolo ad horas e metter in sicurezza l'immobile» assegnando un termine massimo di dieci giorni. Più o meno la stessa procedura messa in campo dieci anni fa, quando, di fronte al crollo della sala cinese, il Comune fu costretto a sborsare mezzo milione di euro per interventi urgenti di salvaguardia. Cifre mai più recuperate dall'ente, tanto da costringerlo ad iscrivere ipoteca sull'immobile. Intervento su cui si concentrano oggi le polemiche: mentre l'avvocato Paolo Emilio Pagano ricorda che «immotivatamente» il Comune si rifiutò di sottoscrivere l'incarico inizialmente affidato all'ingegner Michele Pagano, l'onorevole del Pdl Marcello Di Caterina chiede al sindaco di dar conto di come siano stati spesi i fondi stanziati per la sicurezza. Intanto si apprende che da qualche tempo gli eredi della principessa hanno dato mandato a un'agenzia immobiliare della città di vendere l'intero stabile. Indiscrezioni parlano anche di trattative già avviate con alcuni imprenditori che intenderebbero trasformare lo stabile in residenze di prestigio ed avrebbero formalizzato all'immobiliare offerte tra i tre ed i quattro milioni di euro. Un business agevolato anche dai dati catastali che riportano l'intero complesso già diviso in singoli appartamenti. Come pure spunta un progetto di massima per la ristrutturazione del palazzo, ad opera dei potenziali nuovi acquirenti, ma del quale la stessa Soprintendenza dichiara di non avere alcuna notizia.