Liti e incuria: distrutta la sala dei dipinti cinesi Scene da Villa Lancellotti il giorno dopo il crollo della facciata del secondo piano. Due operai stanno demolendo i pezzi del monumento che minacciano di crollare. In pratica va giù lintero primo piano. È un paesaggio orribile dominato dalla massa di terriccio che ha schiacciato lauto di Michele, il benzinaio, che non sa quale santo ringraziare per il pericolo scansato. Interi blocchi di piperno si mescolano alle macerie di tufo e i funzionari della Soprintendenza vorrebbero sistemarli in un luogo asciutto. Che non si trova e allora vengono lasciati in strada. Il carrello elevatore porta su i tecnici del Comune per un sopralluogo. I danni sono gravissimi e, in particolare, lo splendido salone dei dipinti cinesi è scempiato. È una perdita gravissima per il nostro patrimonio darte perché ambienti altrettanto ricchi di cimeli orientali si trovano solo a Capodimonte e nella Reggia di Portici. Passata la paura, va in scena litalianissimo gioco dello scaricabarile. Gli eredi della principessa, ai quali il Comune dà la caccia, sono presenti con lavvocato Massimo Falomo, il quale, dopo una battuta iniziale («E stata la vendetta dei Borboni nel giorno della festa dellunità»), abbozza una difesa: «Metteremo in sicurezza la villa, ma non è tutta colpa nostra perché si tratta di un bene ipertutelato. Che significa tutela?». Larchitetto Colicchio della Soprintendenza non è daccordo: «I proprietari devono vedersela da soli». Lassessore allUrbanistica, Rosario Frosina, invece, spara a zero: «Già abbiamo rimesso 400 mila euro per vecchi lavori di consolidamento, rivela, ora paghiamo pure questo crollo. Questi proprietari vanno stanati e noi lo faremo». Il balletto dei miliardi intorno alla villa sfregiata dallincuria è impressionante. Limmobiliare Gaeta sta trattando con due società - una casertana, laltra porticese - sulla base di 2 milioni e 400 mila euro. Qualche anno fa gli eredi avevano chiesto al Comune 3 milioni e non cambiarono idea neanche di fronte alla Commissione dei beni culturali del Senato inviata dallallora ministro Veltroni dopo una raccolta di firme promossa dal parlamentare locale, Antonio Carcarino. Dopo il crollo è da presumere che le trattative subiranno una accelerazione. Oltre la casa inizia il parco che si tuffa a mare dopo un percorso nel verde che finisce con la caffèhouse e un piccolo parco giochi per i bambini della villa. Riusciamo a «vedere» questi particolari grazie allocchio esperto di Roberto, un giovane architetto ora emigrato a Londra, che si è laureato con una tesi sulla villa. Cè poco da salvare, ormai, tranne i due medaglioni sul portale e qualche suppellettile non gradita agli sciacalli. Parliamo con gli abitanti anziani di corso Garibaldi che hanno conosciuto la principessa Natalia. «La chiamavamo a signora di cani e dei gatti», ricorda un pensionato, e aggiunge: «Non si era voluta sposare, pur essendo molto bella». Fece il voto di povertà e morì in bolletta, nonostante possedesse un immenso patrimonio. Una parte del quale finì nelle mani della speculazione edilizia che inondò di cemento il bellissimo quartiere porticese assediando il Miglio doro. Facendo schizzare la densità abitativa su livelli cinesi. Il terreno sul quale venne edificato il parco San Ciro era di proprietà del casato Lancellotti e la principessa, lottando da sola contro il sindaco Cardano e la famiglia Gava riuscì a salvare solo lo spazio antistante la facciata in virtù di un antico vincolo (visus non tollendi) a protezione della villa.