Dopo 30 anni d'esilio, il gioiello dell'arte greca scolpito tra il 425 e il 400 a. C. arriverà in Sicilia con un Tir L'esilio è finito, la Venere torna a Morgantina. Ha trascorso un esilio dorato tra le sale del Paul Getty Museum di Malibu e una fila ininterrotta di visitatori ammirati. Il soggiorno americano è durato trent'anni: poca cosa rispetto al tempo passato da quando l'imponente figura della divinità pagana è stata scolpita, con un panneggio che ne fa un pezzo molto pregiato, da un artista sconosciuto, certamente un discepolo di Fidia. La Venere torna a casa perché la direzione del Getty Museum ha deciso di restituirla alla fine di un percorso avventuroso iniziato in una piovosa giornata dell'autunno del 1979. I tombaroli che hanno depredato per anni i siti archeologici più importanti della Sicilia si ritrovarono per le mani un reperto di oltre 2 metri e 20. Un vero gioiello dell'arte greca, scolpito tra il 425 e il 400 a. C. e lavorato da tutti i lati, segno che doveva essere collocato in un punto centrale, forse l'agorà, dell'antica Morgantina. Trattandosi di un pezzo difficilmente trasportabile, i tombaroli lo divisero in tre pezzi con una sega elettrica. Da Aidone, nel cuore della Sicilia, la Venere è stata imbarcata per la Francia e da qui trasferita in Svizzera. L'acquistò poi un piccolo trafficante d'arte, Renzo Canavesi, che intuì il valore dell'opera e la rivendette per 400 mila dollari a Robin Symes, uno dei più grandi mediatori inglesi di antiche opere d'arte. Due anni dopo, nel 1988, fu il Paul Getty Museum ad assicurarsi la Venere e a portarla a Malibu per 18 milioni di dollari. L'inchiesta nel frattempo è andata avanti e si è allargata grazie alla collaborazione di un tombarolo pentito, Giuseppe Mascara, con un magistrato appassionato di archeologia, Silvio Raffiotta. Mascara ha raccontato la storia della Venere ma anche di altri due acroliti (le teste di Demetra e Persefone) e di 17 pezzi di argenteria di età ellenistica finiti al Metropolitan di New York. L'inchiesta ha delineato un giallo internazionale nel quale è spuntato a un certo punto, come acquirente dei gioielli, il re dei diamanti Maurice Templeton, l'ultimo compagno di Jacqueline Kennedy.
Oggi la "Venere" di Morgantina torna a casa
La Venere, un gioiello dell'arte greca scolpita tra il 425 e il 400 a. C., è tornata a Morgantina dopo 30 anni di esilio. La sua storia inizia quando è stata rubata da tombaroli che l'hanno divisa in tre pezzi e venduta a un trafficante d'arte. L'opera è stata acquistata dal Paul Getty Museum per 18 milioni di dollari, ma l'inchiesta ha rivelato che era stata rubata. Un tombarolo pentito ha raccontato la storia della Venere e di altri gioielli rubati, tra cui due acroliti e 17 pezzi di argenteria. L'inchiesta ha anche scoperto che il re dei diamanti Maurice Templeton era coinvolto nell'acquisto di alcuni dei gioielli rubati.
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