Napolitano ha ricevuto il premier che non ha prospettato la sola nomina dei due ministri La necessità di colmare i vuoti tenga conto anche di valutazioni politiche più ampie Era prevedibile l'altolà del presidente della Repubblica alle confuse ipotesi di soluzione che il premier ha portato al Colle a proposito del rimpasto, di cui si parla ormai da un tempo immemore, e che potrebbe diventare molto di più sotto la spinta e per le pretese dei Responsabili. Berlusconi è salito al Colle accompagnato dal sottosegretario Gianni Letta. Tra entrata, uscita e permanenza in tutto quaranta minuti di colloquio che poi lo stesso Napolitano, al termine della visita ad una mostra al Vittoriano, sintetizzerà: «Mi sono state prospettate problemi ed esigenze di rafforzamento della compagine governativa». Dall'obbiettivo minimo della nomina di due ministri, anche se le dimissioni di Bondi dal dicastero della Cultura non sono state ancora ufficializzate e quindi sarebbe stata un'anomalia il trasferimento di Galan dall'Agricoltura per lasciare il posto a Saverio Romano, Responsabile scalpitante, a quello intermedio di riempire tutte le caselle disponibili, correndo il rischio di creare scontento e delusione ma anche l'irritazione della Lega nel caso fossero stati privilegiati i nuovi acquisti e non gli antichi sodali, in concreto maggioranza a rischio, oppure giocarsi la carta di insistere con Napolitano per ottenere un decreto e riuscire così nella moltiplicazione dei posti in numero tale da soddisfare tutti gli appetiti. Berlusconi ha scommesso il tutto per tutto e ha puntato su quest'ultima possibilità. Ricevendo dal presidente della Repubblica la risposta che già gli era stata anticipata ai primi accenni di decreto. "Non c'è nessuna necessità ed urgenza quindi per cambiare la legge che stabilisce il numero massimo di ministri, viceministri e sottosegretari «si proceda con legge ordinaria». Con i tempi che Berlusconi da tempo contesta. Per quanto riguarda la prima ipotesi non è stato necessario neanche fare i nomi dei due possibili titolari. Sono noti da tempo. E poichè la proposta di nomina è sotto la responsabilità del presidente del Consiglio se Berlusconi avesse sostenuto le candidature appunto, sotto la sua responsabilità e con tutte le garanzie del caso, dato che i problemi giudiziari di Romano non è ancora chiaro quanto e se siano stati risolti, Napolitano avrebbe potuto prendere in considerazione le nomine che il premier ha solo lasciato intendere. Ma evidentemente Berlusconi ha perso il filo. Troppe spinte, troppe richieste, troppe pressioni, troppi ricatti. Ed anche il peso di precedenti scelte per cui ha pensato che forse era meglio rimandare e non portare a casa neanche un "rimpastino" puntando sulla pazienza che comincia a esaurirsi. Gli ideali sono una cosa quando ci sono ma i posti sono cosa molto più concreta. Nessuno spazio per un decreto. Le poltrone sono quelle. C'è una legge da rispettare. E c'è anche una questione di valutazione politica più complessiva su cui il capo del governo è chiamato a riflettere. L'allargamento ai Responsabili significa far entrare al governo un neonato partito che quindi non faceva parte della coalizione che ha vinto le elezioni. Un esecutivo così composto risponde all'espressione di quella volontà popolare di cui Berlusconi si è fatto da sempre scudo? Anche su questo il premier dovrà chiarirsi le idee