«Non ci hanno portato via soldi, ma rapinata la vita», commenta la contessa, nelle stanze vuote di mobili, quadri e suppellettili. Furto da professionisti nella villa del conte Alessandro Sagramoso in via della Riva 5 a Corno Alto di Chievo. Entrati con un camion all'interno della proprietà i malviventi hanno depredato la storica dimora di una delle più antiche famiglie nobili veronesi, portando via quadri, mobili, suppellettili, «perfino le tovaglie e le bomboniere del mio matrimonio», denuncia la contessa. Il tutto si è svolto probabilmente nella notte, con una destrezza e maestria da professionisti del crimine, mentre la famiglia del conte dormiva al piano superiore della villa. «Non ci hanno rubato valori, ci hanno lacerato l'anima, da qui sono usciti pezzi di vita, e per noi è sicuramente una svolta drammatica perché ci mancano cose che non abbiamo comperato e che non avremmo mai venduto. Sa qual è il dramma?», continua la contessa, «che inorridisco al pensiero di non poter più lasciare ai miei figli la nostra storia, la storia della nostra famìglia, un patrimonio che in realtà non era solo nostro ma di tutti quanti ci hanno preceduto. Noi l'avevamo in custodia, ma tutti ne potevano godere. Adesso cala il buio e il silenzio su secoli di vita di questa casa e della nostra cultura storica». La villa ò protetta da un sistema d'allarme che è stato evidentemente neutralizzato dai ladri. «Non è un sistema sofisticatissimo e, d'altra parte, se c'è l'intenzione di introdursi furtivamente prima o poi la maniera si trova, perché non si può vivere in un fortino ed è contrario alle nostri idee vivere barricati e ci chiediamo ancora cosa possa essere stato a dare lo spunto», dicono alla famiglia Sagramoso, dove sono aperti dei cantieri, ma si sta lavorando anche alla pulizia degli argini vicini e ci sono stati nei giorni scorsi degli operai addetti alle linee elettri che. «In una casa così spogliata e umiliata non ci voglio stare più», lamenta la moglie del conte Alessandro, «perché una dimora del genere non merita certo un arredamento finto. Dal punto di vista morale forse è una lezione per abituarci a non essere morbosamente legati ai propri beni materiali, ma qui si tratta di valori che superano di gran lunga prezzi e stime venali», aggiunge. E l'ammontare del danno non è quantificabile: «Questo non è un furto di soldi, ma di identità. Nella vita non contano solo i denari, ma anche i valori e questi sono valori che non hanno prezzo, non perché non sì possano comprare da un antiquario, ma perché chi li acquisterà non potrà mai apprezzare il valore della storia che hanno tramandato alle nostre famiglie e a tutta la cultura più in generale». E fa ancor più rabbia pensare che, pur di vendere in fretta e tutto il patrimonio rapinato, si barattino questi ricordi a prezzi da saldo di fine stagione.