La maggioranza incassa un altro ex-Fli, ma va sotto due volte: 60 assenti. Caso o segnale politico? Il governo annaspa, finisce due volte sott'acqua nel voto alla Camera della legge sull'infanzia. Lo salva il deputato radicale Beltrandi che lancia al Cavaliere la ciambella quando pure sull'election day (amministrative e referendum nello stesso giorno) stava per vincere l'opposizione... Tra Pdl e Lega gli assenti sono 60, cioè una cifra. Già questo sarebbe indice di morale basso nel centrodestra. Riconosce un autorevole esponente di governo, che in pubblico mai lo direbbe: «Abbiamo i mezzi, ci manca il fine; la maggioranza è numerica ma non politica». Qualcuno invece sostiene che le assenze sono troppe per essere figlie della pigrizia; c'è sotto ben altro. Cioè messaggi molto precisi al premier. Tipo: «La nostra pazienza si sta esaurendo. O ci dai subito le poltrone, oppure caro Silvio te ne vai a casa». Stiamo parlando del rimpasto che non matura. Visita sul Colle E' servita a Berlusconi per farsi dire da Napolitano quanto già sapeva: i posti disponibili nel governo sono 12 (2 ministri, 4 vice-ministri, 6 sottosegretari). Se Berlusconi vuole assegnarli subito, prego si accomodi. Se invece gliene servono di più, perché gli appetiti sono troppi, presenti un apposito disegno di legge per alzare il «tetto» fissato dalla Bassanini. Tutto e subito non si può. Nel Pdl e tra i «Responsabili» molti sostengono: il Capo dello Stato ha messo un veto sulla nomina all'Agricoltura di Romano, transfuga Udc. Inchieste siciliane che gli penderebbero sul capo. Addirittura segnalazioni dei servizi segreti... Altri invece negano, Napolitano si è ben guardato dal giudicare le scelte del premier. Dove sta la verità? Forse nel mezzo: su Romano il Presidente s'è limitato a mettere in guardia il premier, «ci pensi bene» prima di portare nel governo chi potrebbe diventare un «caso». Silvio ci penserà. Difatti ieri non ha messo nessun nome nelle caselle vuote. Romano terrà stamane una conferenza stampa tutta da seguire. Responsabili, ma fino lì La maggioranza si regge alla Camera su 11 apporti «esterni». Quattro vengono dall'Idv, 5 dall'Udc, 2 dal Pd. Guarda caso, più o meno coincidono con le poltrone a disposizione. Per cui questi nuovi acquisti dicono al premier: «Intanto fai entrare noi che ti teniamo in vita, e una volta approvato il disegno di legge per allargare il governo tu provvederai ad accontentare il Pdl e la Lega». Pionati, tra i leader dei Responsabili, ricorre a un paragone storico-militare: Silvio «segua l'esempio degli antichi romani che consolidavano le loro conquiste prima di avanzare, e non quello di Alessandro Magno, il quale arrivò in Cina ma poi l'impero svanì». Fuor di metafora: se non mantiene le promesse coi Responsabili, poi la gente scappa. Ma se privilegia loro, la Cosenza arrivata ieri dal Fli rischia di essere davvero l'ultima. Nel Pdl c'è gente con la bava alla bocca. Stanca di subire ancora. Il loro condottiero, Scajola, gira per il Transatlantico a braccetto di Ronchi (Fli) e ridacchia: «Io non ho fretta di vedere riconosciuti i miei argomenti...». Ennesimo rinvio Vista la ricorrenza storica, oggi non è giorno di rimpastini. Però nemmeno domani, perché all'alba Napolitano sale a Torino, dove resta pure sabato. Domenica il Presidente si trasferisce a Milano, lunedì a Varese. Se vuole nominare Romano e gli altri, il Cavaliere deve presentarsi al Quirinale verso metà della prossima settimana, perché poi Napolitano parte per l'America. Casini, perfido, sfodera la battuta: «E' il rimpasto a rate».
Falsa partenza per il rimpasto
Il governo ha presentato una legge per allargare il governo, ma la maggioranza ha votato contro. Il premier Berlusconi ha deciso di non nominare Romano, il ministro dell'Agricoltura, al governo. Il Presidente della Repubblica, Napolitano, ha espresso la sua preoccupazione per la nomina di Romano, che potrebbe diventare un caso. Il Pdl e la Lega hanno votato contro la legge, ma hanno anche espresso la loro preoccupazione per la nomina di Romano. Il leader del Pdl, Scajola, ha detto che non ha fretta di vedere riconosciuti i suoi argomenti. Il Presidente della Repubblica ha messo un veto sulla nomina di Romano, ma non ha espresso la sua preoccupazione in modo diretto.
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