Il direttore d'orchestra: il ministro disponibile ad ascoltare. Ma i sindacati confermano lo sciopero per il 25 marzo ROMA «Veni, vidi e capii». Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti commenta così, con una battuta (più o meno) rubata a Giulio Cesare, l'incontro di un'ora al Teatro dell'Opera con il direttore d'orchestra Riccardo Muti e il sindaco Gianni Alemanno. Tema: la drammatica situazione dei tagli alla cultura. Il Fondo unico dello spettacolo, in due anni, è passato da 457 a 231 milioni di euro. Tremonti: «Avete la mia parola d'onore che affronterò il problema. Ho incontrato prima il presidente del Consiglio e poi il maestro Muti, a cui credo che dobbiamo tutti moltissimo, come conoscenza e riconoscenza». Dice Muti, che ieri ha ricevuto il prestigioso premio «Birgit Nilsson» da 1 milione di dollari: «Io ho sottolineato l'importanza della cultura nel nostro Paese, che è quello che ho detto in questi giorni e in tanti anni. Ho trovato il ministro disponibile ad ascoltare». Dopo le proteste che vanno avanti da ottobre, quando gli attori invasero il tappeto rosso al Festival del cinema, l'ultima goccia sui tagli che ha fatto precipitare la situazione è il congelamento di risorse avvenuto in due tempi, per un totale di 77 milioni, legato al disimpegno delle frequenze del digitale terrestre; anche chi non ama la categoria degli artisti ha visto una freddezza del governo, ci si è resi conto che, dai teatri lirici a Cinecittà, il nostro patrimonio culturale rischiava davvero di saltare in aria. Il sottosegretario ai Beni culturali un minuto dopo la dichiarazione di Tremonti ha detto: «Una bella notizia finalmente. Se il ministro ha compreso il problema vuol dire che dopo i tanti appelli del ministro ai Beni culturali Sandro Bondi avremo finalmente il reintegro del Fondo unico per lo spettacolo da 231 ai 415 milioni del 2010. Ma sia chiaro, occorrono anche 150 milioni circa per la tutela del paesaggio, dei siti archeologici e dei musei, altrimenti il sistema si blocca». E la prima volta che Tremonti rivede la sua posizione, dopo le polemiche sulle sue ormai celebri parole «con la cultura non si mangia», parole che in seguito ha smentito di avere detto. Il gesto di Tremonti ha ricordato quello del ministro dimissionario Bondi che in ottobre, affiancato dal sottosegretario Gianni Letta, in una conferenza stampa cercò di scongiurare la plateale protesta degli attori sul «red carpet», promettendo di portare all'esame del Consiglio dei ministri il problema dei tagli. La vicenda si concluse con il nulla di fatto e ora Bondi ha manifestato la sua impotenza «nel non far capire l'importanza della cultura al governo»; ieri si è sentito «lieto e sollevato che Tremonti abbia promesso attenzione». Tremonti ha dato la sua parola a ridosso del Nabucco di Verdi in programma stasera all'Opera romana per le celebrazioni dell'Unità d'Italia. La recita è organizzata dalla presidenza del Consiglio, ci saranno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier Silvio Berlusconi. C'è la differita alle 21.05 su Raitre. Con l'incontro di ieri si è voluto eliminare il rischio che Muti, come ha fatto alla «prima» interrompendo la «ritualità» dello spettacolo, possa eventualmente ribadire la sua condanna ai tagli «ignominiosi», davanti alla classe politica e in un giorno così importante. Anche il sindaco Alemanno, che è presidente del Teatro dell'Opera, pronunciò parole molto dure, somigliando più a un esponente dell'opposizione che a un leader della maggioranza. Ieri al termine del colloquio ha detto: «Si è trattato di un incontro di conoscenza del problema. Da questo momento è possibile cominciare un confronto reale per risolverlo». All'incontro c'era anche il sovrintendente Catello De Martino: «Non si è parlato solo di Roma ma di tutte le fondazioni liriche. Con le risorse dello Stato riusciamo a malapena a pagare gli stipendi. Rispetto al disimpegno continuo e costante della parte pubblica, il ministro si è impegnato a trovare delle soluzioni». L'opposizione resta sulle sue idee e il sindacato proclama per il 25 marzo lo sciopero nazionale dello spettacolo. «E' sconcertante dice il segretario Slc-Cgil Emilio Miceli il modo superficiale con cui si affrontano i problemi del Paese. Non sono bastati manifestazioni e scioperi. D'incanto, Tremonti dopo quattro chiacchiere comincia a prendere contatto con il disastro e pare sia in fase di ravvedimento».