Oggi l'attesa inaugurazione con il Capo dello Stato A mezzogiorno del 17 marzo 1861 Torino tuona con 101 salve di cannone per salutare la nascita del Regno d'Italia. Alla stessa ora del 17 marzo 2011, in piazza Castello la campanella della chiesa di San Lorenzo batte 12 rintocchi, come fa ogni giorno, senza pretese. Nessun altro cenno scandisce il momento, salvo il muto orologio digitale che in piazza Carignano già all'alba segna come raggiunta l'«ora zero». Per di più il caso vuole che a mezzogiorno, per circostanze diverse, i luoghi simbolo della ricorrenza siano chiusi. A Palazzo Carignano, sede del Parlamento Subalpino, è ancora chiuso il Museo del Risorgimento che lo ospita. Perché sarà il Presidente della Repubblica ad inaugurarlo oggi. Sono chiusi anche gli appartamenti dove nacque Vittorio Emanuele II. Apriranno il 20 marzo. Dirimpetto è chiuso pure il Teatro Carignano. C'è chi lo vorrebbe vedere. Ma qui un provvidenziale cartello violetto dice: «L'ingresso al Teatro Carignano, al di fuori dell'orario di spettacolo, è in via Roma 49». Qualche turista ci va. Trova un portone chiuso. Inutile suonare. Al citofono spiegano: «Quel cartello è solo per i fornitori». E allora? C'è chi chiede informazioni al «Ristorante del Cambio», quello caro a Cavour: «I turisti non capiscono queste chiusure», dice il direttore Daniele Sacco, contento tuttavia perché da 48 ore il suo locale è tutto esaurito. Intanto le chiusure si sono aggravate. A Palazzo Carignano vengono sprangate le porte che permettevano il passaggio fra le piazze Carignano e Carlo Alberto. II varco in mattinata ha consentito ai turisti di vedere il bel cortile e di salire lo scalone che raggiunge l'affaccio vetrato sull'ingresso aulico del Parlamento Subalpino, purtroppo chiuso. Per consolarsi alcuni fanno rotta verso il Museo Egizio, aperto e con bella coda dal primo mattino. Altri hanno raggiunto Palazzo Madama, sede del Museo di Torino e del ricostruito Senato sabaudo. Ma li hanno trovati chiusi, pur con promessa d'apertura alle 14. Perché? «Per legge», spiega Giovanna Cattaneo, presidente della Fondazione Torino Musei: «Mercoledì sera il personale ha lavorato fino a mezzanotte. Ora ha il diritto al riposo previsto». Per ovviare ha chiesto rinforzi ai dirigenti: Daniele Jallà, massimo esperto museale di Torino, Enrica Pagella, direttrice di Palazzo Madama, Manuela Rappelli, capo dell'accoglienza. Loro hanno aperto le porte, riordinato gli ingressi, distribuito pieghevoli, per aprire almeno alle 12,30. Una veloce manutenzione ha quindi riavviato la «macchina del voto». Raccoglie i suffragi dei contemporanei su leggi di 150 anni fa. Quella all'esame chiede: «Siete favorevoli ad annettere le province del Sud?». Hanno risposto 350 dei 7 mila visitatori dell'altra notte. Pagella assicura che l'80 per cento ha detto «sì». A sostenere la fierezza di quel Sud alle 12 appare dinanzi a Palazzo Madama anche Agostino Polizzy, discendente del generale Polizzy che combatté Garibaldi al Volturno. Veste l'uniforme borbonica, come l'avo che rifiutò di diventare italiano. «Oggi io lo sono», sospira il pronipote. Poi guarda i tricolori e dice: «Ma il mio cuore batte ancora per un'altra bandiera: quella delle Due Sicilie».