Dopo la morte dell'ultima erede nel 2002 opere urgenti del Comune. Un'ipoteca per riavere le somme Aveva resistito ai terremoti, alle guerre, alle eruzioni del Vesuvio, ha ceduto di fronte all'incuria ed all'abbandono. Un coro unanime di accuse ed indignazione dopo il crollo di villa Lauro Lancellotti, la storica dimora commissionata nel 1776 dal principe Scipione Lancellotti e inserita nell'elenco delle Ville Vesuviane, sotto la tutela dell'omonimo ente. Disabitata da decenni, di proprietà degli eredi di una principessa scomparsa alcuni anni fa, rappresenta uno degli esempi più brillanti dell'architettura vesuviana cresciuta al seguito dei reali, dopo che venne edificata la reggia di via Università. Dieci anni fa, di fronte ai primi segnali seri di cedimento, il Comune era stato costretto a varare d'urgenza un piano «costato circa mezzo milione di euro - come ricorda Rosario Frosina, assessore ai Lavori Pubblici: «Oggi, per recuperare dai proprietari queste somme siamo stati costretti a iscrivere ipoteca sull'immobile a favore del Comune». All'epoca era crollata la sala cinese, identica a quella che sopravvive nella reggia borbonica; il progetto di risanamento venne affidato al professore Michele Pagano. La messa in sicurezza avrebbe dovuto garantire il mantenimento della struttura per pochi anni, in attesa di interventi più radicali. Invece, il nulla. Vandali, intemperie, incuria, abbandono hanno continuato a dominare indisturbati, complice anche il totale disinteresse della proprietà, frantumata in una serie di eredi sparsi per mezza Italia. «Di recente, dopo ricerche che ci hanno portato fino in Belgio, abbiamo avuto contatti con alcuni di questi eredi - aggiunge Frosina - e abbiamo appreso che c'era l'idea di vendere l'immobile, poi più nulla». «I crolli registrati a Pompei, prima ancora che i fatti di Portici - spiega il sindaco Vincenzo Cuomo, a Torino per una riunione Anci sul federalismo fiscale - sono emblematici della grave disattenzione del ministero sul territorio campano. Villa Lancellotti, vincolata da una legge dello Stato, è sotto la tutela del ministero per i Beni Culturali, sebbene di proprietà privata. Incuria, degrado ed abbandono che hanno determinato periodici crolli - aggiunge Cuomo - denotano quanto necessaria sia una riforma dello stato centrale. Per villa Lancellotti - conclude il sindaco - abbiamo più volte lanciato appelli alla Regione e al ministero per creare una joint venture finalizzata all'acquisto per destinarla a finalità pubbliche. Siamo ancora in attesa di risposta».
NAPOLI - La dimora dei principi borbonici abbandonata a vandali e maltempo
Il Comune di Pompei ha dovuto iscrivere ipoteca sull'immobile di villa Lauro Lancellotti, storica dimora del 1776, a causa dell'incuria e dell'abbandono. La villa, che era stata commissionata dal principe Scipione Lancellotti, era stata messa in sicurezza per pochi anni, ma poi non è stata più curata. I crolli e la degrado dell'immobile sono stati causati dalla mancanza di attenzione e cura. Il Comune ha lanciato appelli alla Regione e al ministero per creare una joint venture per acquistare l'immobile e destinarlo a finalità pubbliche, ma non ha ricevuto ancora una risposta.
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