Intervista Paolo Romanello, direttore generale della Fondazione Ville Vesuviane. «Siamo al capezzale di un malato antico», è il commento di Paolo Romanello, direttore generale della Fondazione Ente Ville Vesuviane poche ore dopo il crollo di villa Lauro Lancellotti, la dimora settecentesca che ieri pomeriggio è letteralmente franata probabilmente a causa delle insistenti piogge dei giorni scorsi. «La struttura è fatiscente da molti anni e versa in condizioni di totale abbandono soprattutto dopo la morte della proprietaria, la principessa Natalia Massimo Lancellotti», spiega Romanello. Possibile che non vi fosse il modo per salvare le sorti di una delle ville più prestigiose dell'intero Miglio d'oro? «Alcuni anni fa la nostra fondazione ha avanzato agli eredi della principessa una proposta di acquisto per il recupero dell'immobile, ma il prezzo di mercato fissato dalla proprietà era davvero proibitivo per le nostre casse. Abbiamo riscontrato, sempre una grande preclusione: la proprietà ha fin dall'inizio espresso la volontà di collocarsi sul mercato immobiliare, mentre la nostra sarebbe stata una offerta simbolica considerati gli enormi investimenti che richiede il recupero della dimora. Nessun privato, successivamente, ha avanzato proposte concrete». Prima del crollo di ieri si erano già verificati dei cedimenti all'interno della villa? «Nel 2002 ci furono alcuni episodi nella struttura e qualche mese dopo il Comune eseguì importanti interventi di ristrutturazione, ma sono trascorsi nove anni. Prima di quell'episodio, inoltre, anche il nostro Ente investì una somma di denaro consistente per mettere in sicurezza alcuni punti della villa. Successivamente la nostra Fondazione non ha avuto alcuna autorità per imporre ai proprietari l'esecuzione dei lavori». II crollo di villa Lancellotti è l'emblema della grave condizione in cui versano numerose ville vesuviane dislocate sul territorio. Si rischiano altri crolli? «Negli ultimi anni abbiamo raggiunto importanti risultati con il recupero di alcune delle 122 ville del Miglio d'oro: le ville Campolieto, Favorita e delle Ginestre, palazzo Vallelonga e villa Vannucchi sono gli interventi di recupero più importanti eseguiti anche grazie al coinvolgimento di alcuni privati. Ma ci sono attualmente numerose ville in cui è impossibile intervenire in quanto abitate da privati o, come il caso di villa Lancellotti, perché non c'è da parte dei proprietari la volontà di effettuare lavori di recupero architettonico. Ne è un esempio villa Pignatelli Montecalvo, a San Giorgio a Cremano, dove si contano numerosi proprietari». E come spiega la grave situazione di villa d'Elboeuf? «In quel caso anche gli enti locali dovrebbero compiere uno sforzo importante per indirizzare il pieno recupero della dimora. Villa d'Elboeuf presenta una chiara vocazione ricettiva: si trova in una posizione ideale dal punto di vista geografico, gode di una veduta magnifica sul golfo di Napoli, è perfettamente servita da collegamenti marittimi e ferroviari. Ma è necessario che, soprattutto gli enti locali, riescano ad individuare i canali giusti e le risorse aggiuntive per trasformare la villa in una struttura ricettiva e, nello stesso tempo, conservare il valore monumentale di cui gode. Lo stesso discorso andrebbe fatto anche per villa Favorita a Ercolano».