E' sbarcata all'aeroporto di Fiumicino in pezzi, divisa in sette casse. Lei è la Venere di Morgantina, la celebre statua dedicata alla dea dell'amore, altezza vertiginosa intorno ai 2 metri e 20, abiti con elegante panneggio e tracce di pigmenti rossi, blu e rosa. La scultura, di epoca ellenistica, è stata al centro di un «casus belli» dal percorso accidentato che ha visto contrapposti lo stato italiano e la direzione del Paul Getty Museum, dove il reperto era finito in seguito al suo trafugamento e la successiva vendita per 18 milioni di dollari. Ci sono voluti trent'anni per far tornare la Venere in Italia e ora il suo viaggio terminerà a Aidone, in provincia di Enna, piccolo paese che si sta preparando allo storico rientro e a ospitare l'illustre «concittadina». È qui, infatti, che venne ritrovata durante uno scavo clandestino nell'area archeologica di Morgantina, con il re Gustavo di Svezia tra i primi a condurre le campagne di ricerca. La restituzione della preziosa scultura è il frutto di una condanna per un trafficante svizzero e di un accordo, siglato nel 2007, tra la direzione del Getty Museum e Francesco Rutelli, allora ministro dei beni culturali, dopo una lunga querele giuridica e diplomatica. Agli inizi degli anni '80 la statua, tranciata in tre parti, venne venduta dal ricettatore ticinese Renzo Canavesi al londinese Robin Symes, che nel 1986 la consegnò al museo californiano, dietro altra moneta sonante. Una volta tolti i sigilli ai suoi imballaggi, la Venere inizierà il viaggio verso la Sicilia che si concluderà sabato con l'arrivo a destinazione dove c'è già un padiglione vuoto ad aspettarla la sua presenza sarà disvelata al pubblico a partire dalla fine di aprile, primi di maggio. «Il montaggio della Venere di Morgantina comincerà lunedì prossimo». È quanto ha affermato il direttore del museo archeologico di Aidone, Enrico Caruso, anche per sedare le polemiche dei mesi scorsi quando si temeva che il reperto rimanesse orfano di museo e al suo rientro non corrispondesse una adeguata sistemazione. «Contiamo di posizionare la Venere nella sua sede definitiva entro giovedì - ha continuato poi - Ai visitatori proporremo un abbinamento suggestivo. Nella sala che la ospiterà ci sarà anche un'altra statua, quella di una musa, datata al III secolo. Dal confronto con il materiale con cui è stata realizzata questa opera, gli archeologi hanno stabilito che la Venere di Morgantina e la musa provenissero dalla stessa zona della Sicilia». Per la convenzione degli scambi, prevista dalla restituzione delle opere trafugate, a Los Angeles verrà prestata una collezione di oggetti provenienti proprio da Morgantina, da collocarsi al posto della Venere nella sala degli Dei del Getty.