Sui tagli «alla cultura decide il Consiglio dei ministri, non Tremonti». Le indiscrezioni lo danno in corsa per la guida del ministero della Cultura, se e quando Berlusconi si deciderà a ufficializzare i nomi del rimpasto di governo. E ieri Giancarlo Galan ha lanciato al ministro dell'Economia un messaggio chiarissimo: i finanziamenti per la cultura «si discutono in Consiglio dei ministri. È il governo che decide che cosa sacrificare, se la cultura, l'agricoltura o l'istruzione, perché non si tratta del problema di chiedere i soldi a Tremonti. Nessuno dev'essere un sottosegretario del ministro dell'Economia e io non lo sono di sicuro». Il ministero che si appresterebbe a ereditare da Sandro Bondi è in grandissimo affanno: depotenziato da un bilancio che si è assottigliato fino a scendere sotto lo 0,20 del PII, ridotto alla canna del gas dagli ultimi tagli della finanziaria, costretto a fare i conti con una drammatica carenza di personale, assediato dal mondo dello spettacolo in rivolta, e anche braccato, dopo Pompei, dall'incubo dei monumenti che crollano e delle Fondazioni liriche costrette a chiudere. Ma Galan sfoggia coraggio: «Se mi dovesse capitare di essere nominato ministro dei Beni culturali, cosa che non considero probabile in questo momento, vedrei di impegnarmi al meglio, anche se è un compito da far tremare le vene ai polsi di chiunque abbia un minimo di giudizio. E come voler guidare una Ferrari anche se non una dei tempi migliori». Galan, quindi ribadisce che «il governo è un organismo collegiale, in cui si decide insieme. Se si decide di tagliare da qualche parte, lo decide il governo, non un ministro». Quindi, se gli dovesse capitare di occuparsi dei fondi per i beni culturali, chiederebbe «una discussione seria al Consiglio dei ministri, se necessario in Parlamento, per decidere se e dove è necessario tagliare e con quali criteri». In ogni caso, conclude, «sono contrario ai tagli lineari, perché per questo basta un ragioniere, io pretendo qualcosa di più». Padovano, classe 1956, sposato, con una figlia, appassionato di pesca d'altura, il pidiellino Galan, per tre legislature governatore del Veneto, da un anno alla guida del ministero dell'Agricoltura nei giorni scorsi era già sceso in campo per contestare i tagli alla cultura. «Se dovessi cambiare ministero - aveva detto - posso dire che qualche buona idea per sovrintendere i beni culturali ce l'ho. Tutto si può dire ma non che mi manchino idee e fortuna e nel settore della cultura ci vogliono».
ROMA Galan promette battaglia sui tagli al Fus. Non sarò il sottosegretario del Ministro dell'Economia
Il ministro dell'Economia, Giancarlo Galan, ha espresso la sua posizione su come gestire i tagli alla cultura. Secondo Galan, i finanziamenti per la cultura devono essere decisi dal Consiglio dei ministri, non dal ministro dell'Economia. Ha anche affermato che se fosse nominato ministro dei Beni culturali, si impegnerebbe al meglio, ma ribadisce che il governo è un organismo collegiale e che le decisioni devono essere prese insieme. Galan è contrario ai tagli lineari e pretende qualcosa di più. Ha anche espresso la sua disponibilità a sovrintendere i beni culturali, anche se non è sicuro di essere nominato ministro.
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