Silvio Berlusconi torna a occhieggiare all'Udc di Pier Ferdinando Casini nella speranza di riportarla nel campo del centro-destra, dopo lo strappo dovuto alla nascita del Popolo della libertà. Questa strategia dell'attenzione è stata al centro del vertice del Pdl, riunito l'altra notte nella residenza privata del Cavaliere ed è conseguenza dell'analisi dei sondaggi, giunti sulla scrivania di Berlusconi. Queste rilevazioni indicano che il terzo polo sarebbe al 10, con l'Udc attorno al 6. Partendo da questi elementi il ragionamento successivo, secondo quanto è trapelato, è che l'apporto degli elettori di Casini potrebbe essere determinante per la vittoria alle politiche. Ecco perché si è arrivati addirittura a ipotizzare l'offerta, al leader dellh7dc, di guidare la coalizione come candidato premier. Insomma, riassume uno dei presenti alla riunione del Pdl: «Saverio Romano costituisce la soluzione di emergenza mentre Casini resta la prima scelta». L'offerta, per ora, è respinta dall'interessato. Roberto Rao, che di Casini è il collaboratore più stretto, obietta seccamente: «E il solito Berlusconi che si rende conto della propria debolezza. Forse riesce a prendere alcuni deputati, ma non intercetta i nostri voti. Non se ne fa niente. Impari a governare, eviti i sotterfugi sulla giustizia, la confusione sul nucleare e i tentennamenti sulla Libia. Possibile che si occupi solo dei suoi processi e del rimpasto?». Questo lavorio e il ritardo nel rimpasto non sfuggono a Romano, che ha lasciato l'Udc fondando i Popolari per l'Italia di domani e passando nel campo della maggioranza, in occasione del voto di fiducia del 29 settembre. Ecco perché, quello che viene indicato come possibile ministro delle Politiche agricole, convoca una conferenza stampa lo stesso giorno dell'anniversario dell'Unità di Italia per dire che uno slittamento nella nomina ha senso solo se il gruppo dei responsabili entra «organicamente nella maggioranza». Un ingresso che, fa notare Romano, comporta «la partecipazione a pieno titolo ai vertici e alle decisioni su tutti i provvedimenti del governo». A questa richiesta associa la garanzia che «da noi non verranno mai imboscate». I tempi del rimpasto si dilatano perché i candidati a occupare i posti sono molti di più di quelli a disposizione. E quindi per cercare di accontentare tutti Berlusconi alle prese anche con il caso Scajola per il quale si parla di un incarico ad hoc nel partito deve modificare la legge Bassanini che fissa il numero dei dicasteri, cosa che non si può fare, come ha rimarcato il Capo dello Stato, con un decreto ma con uno disegno di legge. Accanto a tutto ciò già si manifesta il mugugno di Giancarlo Galan, che potrebbe traslocare dalle Politiche agricole ai Beni culturali, subentrando a Sandro Bondi. Galan dice che «sui fondi alla cultura la decisione spetta al consiglio dei ministri non al ministro dell'Economia. Nessuno deve essere un sottosegretario di Tremonti e io non lo sono di sicuro».
ROMA - Rimpasto, candidati in pressing. E Berlusconi ora cerca l'Udc. Galan sulla cultura attacca Tremonti: i tagli non li deve decidere lui
Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, sta cercando di riportare l'Udc di Pier Ferdinando Casini nel campo del centro-destra. I sondaggi indicano che l'Udc potrebbe avere un impatto determinante per la vittoria alle politiche. Berlusconi ha ipotizzato di offrire a Casini la guida della coalizione come candidato premier. Tuttavia, Casini ha respinto l'offerta. Il collaboratore di Casini, Roberto Rao, ha criticato Berlusconi per la sua debolezza e ha obiettato che non si occupa solo dei propri processi e del rimpasto.
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