L'ha invitato a dimettersi, ha ancora il dente avvelenato per i fondi chiesti, e mai visti, che avrebbero dovuto dare ossigeno al suo settore: l'agricoltura. Ma ora che Giancarlo Galan sembra prossimo a cambiare stanza e nomina, lasciando il suo ministero per prendere il posto di Bondi ai Beni Culturali, l'attacco a Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, ha tutta l'aria di uno sfogo preventivo. Materia bollente sono i tagli alla cultura, di cui Galan ha parlato ieri apertamente a Bruxelles, a margine del Consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Unione Europea. «Dei tagli si discute in Consiglio dei ministri. È il governo che decide cosa sacrificare: se la cultura, l'agricoltura o l'istruzione perché il problema non deve essere chiedere i soldi a Tremonti - ha detto -. Nessuno deve essere un sottosegretario del ministro dell'Economia e io non lo sono di sicuro. Il governo è un organismo collegiale, in cui si decide insieme. Se si decide di tagliare da qualche parte lo decide il governo, non un ministro». E poi è entrato nel concreto: «Se mi dovesse capitare di occuparmi dei fondi per i Beni culturali chiederei una discussione seria al Consiglio dei ministri, se necessario in Parlamento, per decidere se e dove si deve tagliare e con quali criteri. In ogni caso, sono contrario ai tagli lineari, perché per questo basta un ragioniere e io non sono un ragioniere». E ancora: «Considero poco lungimirante tagliare proprio nell'unico settore in cui l'Italia è la prima potenza mondiale. È un'assicurazione per la vita nostra, dei nostri figli, nipoti e pronipoti: nessuno nei prossimi secoli potrà copiare ciò che a noi è capitato in dote». D'altronde Galan, di questi temi si è già occupato: «Ci rifletto su da almeno 15 anni, da quando ho fatto il presidente del Veneto- afferma-, che ha una certa dote di patrimonio culturale. Non si può dire che non conosca l'argomento, insomma, e anche se non ho programmi qualche idea l'ho maturata». Anche se ormai parla come se i giochi fossero fatti, tiene tuttavia le distanze dalle indiscrezioni romane, che lo vedono prossimo alla presidenza dei ministero di Bondi: «Se mi dovesse capitare di essere nominato ministro dei beni culturali, cosa che non considero probabile in questo momento, vedrei di impegnarmi al meglio, anche se è un compito da far tremare le vene ai polsi di chiunque abbia un minimo di giudizio. È come voler guidare una Ferrari anche se non una dei tempi migliori». E ci scherza anche su: «Io sto bene a occuparmi di galline e formaggio soprattutto in un momento come questo, in cui si sta rivoluzionando la politica agricola comune».