«Sui finanziamenti alla cultura è il Consiglio dei ministri che decide cosa sacrificare, se la cultura, l'agricoltura o l'istruzione. Perché non si tratta del problema di chiedere i soldi a Tremonti. Comunque io non sono un ragioniere e nessuno deve essere un sottosegretario del ministro dell'Economia, io non lo sono di sicuro. Il governo è un organismo collegiale, in cui si decide insieme. Se si deve tagliare da qualche parte, lo decide il governo, non un ministro». Da Bruxelles Giancarlo Galan, titolare dell'Agricoltura in carica, ma in predicato di trasferirsi ai Beni culturali (passaggio su cui si dice sempre più scettico) non si fa pregare per far partire una fucilata delle sue all'indirizzo del superministro economico. Avvertimento? Messaggio preventivo? L'ex governatore del Veneto mette subito in chiaro come la pensa: «Se mi dovesse capitare di essere nominato ministro dei beni culturali, cosa che non considero probabile in questo momento, vedrei di impegnarmi al meglio, anche se è un compito da far tremare le vene ai polsi di chiunque abbia un minimo di giudizio». Per altro, aggiunge, «sto benissimo dove sto. Non ho chiesto nulla e non chiedo nulla. Sono sereno e, come le persone perbene, mi sono messo a disposizione per non creare difficoltà». Per ora Galan sottolinea di aver in testa solo l'agricoltura made in Italy: «Avrei l'ambizione di portare a casa una Pac seria. L'agricoltura sembra semplice ma non lo è, e comunque non ha mai avuto un periodo più felice». Quanto ai beni culturali, dopo la stretta di Tremonti le polemiche e le proteste, la schiarita di mercoledì, oggi a dar speranza circa le sorti del Fondo unico dello spettacolo falcidiato e per i conti in rosso del ministero, sono arrivate le parole del capo dello Stato. Un sostegno forte alla «lingua e alla cultura come fattori determinanti di questa nostra identità italiana». Parole accolte con grande sollievo anche all'archeologo Andrea Carandini che qualche giorno fa ha annunciato le sue dimissioni dalla guida del Consiglio Superiore dei Beni Culturali proprio per denunciare il dramma dei tagli. «Un discorso alto. Mi auguro possa far rimeditare tutti coloro che tentennano e mi auguro che gli italiani si uniscano per salvare il Paese». Anche se - dopo lo sconforto che qualche giorno fa lo aveva portato ad annunciare le dimissioni - lo studioso si dice più fiducioso: «Ho visto che il mio discorso è stato capito da tutte le parti». Mentre lancia un appello al Consiglio dei ministri e al ministro Tremonti: «Ho fiducia che compresa veramente la gravità della situazione ci venga incontro e ci aiuti, non posso credere che voglia legare il suo nome alla rovina della cultura». I fondi "necessari" chiesti a Tremonti indicano non meno di 150 milioni di euro per il triennio 2011-13 per lo spettacolo, non meno di 200 milioni di euro per i beni culturali e 10 milioni per gli istituti culturali. La trattativa è aperta.
ROMA - Galan attacca Tremonti. L'ex governatore veneto: sui tagli alla cultura decide il Consiglio dei ministri, non lui.
Il Consiglio dei ministri decide su finanziamenti alla cultura, l'agricoltura e l'istruzione. Giancarlo Galan, sottosegretario dell'Agricoltura, non si fa pregare per far partire una fucilata delle sue all'indirizzo del ministro dell'Economia. Galan sottolinea di aver in testa solo l'agricoltura made in Italy e di voler portare a casa una Pac seria. Per quanto riguarda i beni culturali, dopo la stretta di Tremonti le polemiche e le proteste, il capo dello Stato ha espresso un sostegno forte alla lingua e alla cultura come fattori determinanti di questa nostra identità italiana.
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