Pressing dei responsabili: prima le caselle vuote, poi la legge per più ministri Silvio Berlusconi continua a ripetere che il rimpasto di governo si farà e presto. L'ipotesi di attendere il passaggio della legge per aumentare le poltrone dell'esecutivo non è infatti percorribile. Troppe le pressioni che arrivano dai responsabili, a partire da quel Saverio Romano che si è visto mercoledì negare la promozione a ministro dell'Agricoltura. Meglio sbrigarsi, dunque, e coprire rapidamente (forse già la prossima settimana) le caselle vacanti. Così anche nel giorno dei festeggiamenti per i 150 anni dell'Italia, il premier è costretto a fare i conti con le tensioni interne alla maggioranza. Prima di entrare a Santa Maria degli Angeli per partecipare alla messa officiata dal cardinale Angelo Bagnasco, telefona a Romano per rassicurarlo. Il leader del Pid in quel momento è di fronte ai giornalisti cui dice di non credere in un veto del Quirinale nei suoi confronti («mai un problema giudiziario, neppure una contravvenzione») e ricorda il ruolo determinate dei suoi deputati per la sopravvivenza del governo in occasione del voto di fiducia del 14 dicembre. Parla con Berlusconi, poi torna a rivolgersi ai cronisti. Nessuna minaccia («non faremo mai mancare la fiducia al governo») ma la rivendicazione di un ingresso «organico» nella maggioranza e, dunque, nel governo. E il refrain che più o meno ripetono anche gli altri leader dei "partitini" che compongono il gruppo dei responsabili e che ora attendono dal premier risposte concrete. Temporeggiare non è più possibile. Anche perché una volta scongiurato definitivamente il rischio delle elezioni anticipate - superata la primavera -, l'atteggiamento della nuova componente della maggioranza potrebbe farsi ancora più bellicoso. «Vogliamo rappresentanza nel governo e la condivisione delle scelte politiche», conferma l'ex finiano Silvano Moffa. Il rischio è che si apra una sorta di Vietnam per il governo, con imboscate ora di questo ora di quel partitino. «Non ci sono primus inter pares», avverte Francesco Pionati, leader di Adc. Berlusconi, Centelli alla mano, cerca la non facile soluzione. Il premier deve fare i conti anche con i suoi fedelissimi, come l'ex ministro Claudio Scajola per il quale si cerca - anche grazie alla mediazione del Guardasigilli Angelino Alfano - un ruolo significativo all'interno del Pdl. E poi c'è Tremonti e la sua gestione delle risorse. L'accondiscendenza nei confronti del maestro Riccardo Muti sui fondi alla cultura, negati fino al giorno prima al dimissionario Sandro Bondi è vissuta come l'ennesimo schiaffo del ministro dell'Economia ai colleghi di governo. «Sui tagli alla cultura non decide Tremonti ma il governo, nessuno è un sottosegretario del ministro dell'Economia», dice Giancarlo Galan indicato come possibile successore di Bondi ai Beni culturali. Berlusconi non ha però bisogno di altri scossoni. Gli ultimi sondaggi dicono che centro-destra e centro-sinistra sono quasi alla pari e il terzo polo, soprattutto grazie al 'Udc, arriva al 10, diventando così determinate. Lo ha spiegato lo stesso premier l'altra sera al termine del vertice a Palazzo Grazioli. Al Cavaliere non dispiacerebbe certo un ritorno all'ovile di Casini ma - come ha detto con una battuta - «dovremmo almeno offrirgli la presidenza del Consiglio».