L'amor di patria fondato su «lingua, cultura, patrimonio storico-artistico e storico-culturale» evocato dal Capo dello Stato nel suo discorso del centocinquantenario, si spera abbia accompagnato chi, ieri sera all'Opera di Roma, ha assistito alla recita speciale del Nabucco di Verdi dedicata alla ricorrenza. Al Costanzi c'erano tutti: Giorgio Napolitano; il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. ministri, vertici civili e militari, il sindaco di Roma, il presidente della Regione Lazio, il presidente della Provincia, il mondo dell'imprenditoria e della finanza, i bei nomi della Capitale, ma anche uomini di musica, di teatro, di cultura. Hanno fatto cerchio attorno a Verdi. E l'inno di Mameli li ha salutati nello spirito di battaglia e maestà che Muti gl'imprime, Muti che lo ama in maniera particolare: «Esprime l'attitudine di chi ha dato la vita per costruire un'Italia degna del proprio grande passato». Una rivincita della Cultura. Un filo tricolore che ha idealmente unito la bacchetta del maestro napoletano e l'anima del Capo dello Stato, costringendo gli altri a capire. Nessuno dei presenti può essere tornato a casa senza ammettere che arte, cultura, spettacolo non possono finire uccisi sotto la scure dei "tagli" comminati dal governo. Eppure il "candidato" ministro della Cultura, attuale titolare dell'Agricoltura, Giancarlo Galan, ha raggelato da Bruxelles le prime speranze nate dopo l'incontro di Muti con Tremonti e Alemanno, l'altra sera all'Opera: «Sui tagli alla cultura decide il Consiglio dei ministri, non Tremonti. È il governo che stabilisce cosa sacrificare, se la cultura, l'agricoltura o l'istruzione. Il problema non è chiedere i soldi a Tremonti. Comunque io non sono un ragioniere e nessuno deve essere un sottosegretario del ministro dell'Economia». Tremonti, dopo aver parlato con Riccardo Muti, aveva non a caso espresso nuove consapevolezze nella frase "veni, vidi, capii". Si era altresì impegnato a spendersi (e magari a spendere) per risolvere il problema del Fus (Fondo Unico dello Spettacolo). Il settore ha sùbito tirato un sospiro di sollievo: c'è pur sempre una prima volta si son detti gli artisti sia che il ministro abbia o non abbia detto la famosa frase sulla incommestibilità della cultura, rimasticata per mesi dagli addetti ai lavori, sia che ora si mostri assai più informato e consapevole. Dopo il summit all'Opera, anche Francesco Maria Giro, sottosegretario ai Beni culturali, era sembrato ottimista, tanto da lasciar pensare al ripristino del Fus sui valori del 2010, vale a dire 415 milioni di euro. Con l'aggiunta di un intervento specificamente destinato al paesaggio e ai beni archeologici e museali. Sandro Bondi invece (lo scorso ottobre aveva promesso agli attori che avevano occupato il red carpet del Festival del Film di Roma, di portare all'esame del Consiglio dei ministri il problema dei "tagli"), si detto «lieto» dell'attenzione e della parola che Tremonti ha dato, nonché «sollevato». Servirà, la recita speciale di ieri sera, che ha siglato con la bellezza il compleanno degli Italiani, a non sopire le speranze maturate fin qui? Verdi, Mameli e Muti hanno mostrato e dimostrato che senza di loro non si è Italiani. E che gli Italiani sono un grande popolo perché Verdi, Mameli e Muti esistono e vengono esportati come la migliore delle nostre identità. Conserviamoli con cura.
ROMA - All'Opera va in scena la rivincita della cultura. Tutti in difesa del patrimonio artistico italiano
Ieri sera, all'Opera di Roma, è stata tenuta una recita speciale del Nabucco di Verdi per il centocinquantenario dell'Italia. Il Capo dello Stato ha parlato dell'amor di patria fondato su lingua, cultura e patrimonio storico-artistico. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e altri vertici civili e militari, nonché uomini di musica, teatro e cultura, hanno assistito alla recita. La performance ha evocato l'anima del Capo dello Stato e ha unito la bacchetta del maestro napoletano e l'anima del Capo dello Stato. Il ministro della Cultura, Giancarlo Galan, ha raggelato le speranze nate dopo l'incontro di Muti con Tremonti e Alemanno.
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