Allinterno degli spazi juvarriani delle Scuderie un edificio di mattoni in costruzione, cui sono affissi i dipinti o appoggiate le sculture. Sul pavimento specchi per simulare lacqua e prati da calpestare insieme alle foglie che vi sono cadute, verdi o gialle nel trascolorire delle stagioni. Lallestimento firmato da Luca Ronconi per la mostra «La bella Italia. Arte e identità delle città capitali» - che si è inaugurata ieri a Venaria, ma unaltra vernice lattende domani con il presidente Napolitano - è un omaggio al paesaggio italiano e al «Grand Tour», il viaggio di istruzione, tappa dobbligo per la loro formazione, che gli stranieri colti compivano soprattutto nel '700. E il paesaggio è anche uno dei tratti e unificanti, insieme al ritratto, nella mostra coordinata da Antonio Paolucci, che per il resto esalta piuttosto le differenze nellarte e nella cultura delle capitali preunitarie. È un bel colpo docchio quello che si offre al visitatore, perché se il contenitore è deccezione, e la scenografia - anche se potrà fare discutere - di grande effetto, le opere sono di quelle che è difficile vedere tutte insieme. Proprio per questo Paolucci ha definito la mostra «un manuale di storia dellarte». Il percorso si snoda attraverso undici città, ognuna caratterizzata da un tema. Si parte da Roma, tra la gloria dellantichità classica e lautorità religiosa. Ad accogliere il visitatore, l«Afrodite accovacciata» dei Musei Vaticani, del II secolo dopo Cristo, simbolo della mostra prestato dai Musei Vaticani. Da lì arrivano anche i busti degli imperatori, tra le preziosità, dalla Sacrestia Pontificia, i sontuosi triregni di tre papi. Tra i dipinti, «Romolo e Remo allattati dalla lupa» di Rubens. Si passa a Firenze, fondatrice della lingua e delle arti, con i ritratti di Dante, Petrarca e Boccaccio e dipinti da Giotto a Masaccio e Botticelli (di cui è esposta «La calunnia»), ma anche con le sculture di Cellini, Verrocchio e Donatello. La terza è Torino, città dellesercito e della corte, che presenta dipinti dalla Galleria Sabauda («Il Principe Tommaso di Savoia Carignano» di van Dyck, ma anche l«Annunciazione» di Orazio Gentileschi e la «Veduta di Torino dal lato del Giardino Reale» di Bellotto) e da Palazzo Reale («Lapertura del primo parlamento a Torino» di van Elven), assieme ai paesaggi di montagne, da Reviglio a Bagetti, a Massimo dAzeglio, al modello ligneo di Superga di Ugliengo, su progetto di Juvarra, al doppio corpo di Piffetti prestato per loccasione dal Quirinale. Si prosegue con Genova «bellissima e ricchissima», capitale finanziaria nellEuropa della Controriforma (con i personaggi delle grandi casate che potevano permettersi i ritratti di van Dyck e Rubens), con la Palermo di Federico imperatore e dellautonomia continuamente affermata e poi contrastata, con la Napoli degli Aragona e dei Borbone. Milano è Leonardo da Vinci (di cui è esposta la «Testa di Cristo», dalla Pinacoteca di Brera), è Bramante (ancora da Brera l«Uomo dallalabarda»), ma anche lilluminismo, il dialogo con lEuropa e il romanticismo del «Bacio» di Francesco Hayez (in mostra la versione di collezione privata con i riferimenti ai colori della bandiera italiana). Modena e Parma, «ammesse» alla mostra in un secondo tempo, hanno portato in dote due opere straordinarie come «La Schiava turca» del Parmigianino e il «Busto di Francesco I dEste» di Bernini. Bologna propone lideale classico da Raffaello a Guido Reni (non mancano nella sezione il Correggio («La Vergine con il Bambino», del 1517-'18), Dosso Dossi e Annibale Carracci), Venezia apre con il «Leone marciano andante» di Carpaccio, prestato da Palazzo Ducale, espone Tiziano, Tintoretto e Tieopolo e presenta una assoluta rarità con cui la mostra si chiude, è il caso di dire, in bellezza. È un «Panorama di Venezia» del 1870 circa, lungo 22 metri, opera di Giovanni Biasin, dalla Pinacoteca dellAccademia dei Concordi di Rovigo. «La Bella Italia», realizzata con il contributo straordinario della Compagnia di San Paolo, è aperta fino all11 settembre, poi emigrerà a Firenze, a Palazzo Pitti.
TORINO - Venaria, ecco il Grand Tour. Tra le meraviglie un Botticelli assicurato per 50 milioni
La mostra "La Bella Italia. Arte e identità delle città capitali" si è inaugurata a Venaria con un'allestimento firmato da Luca Ronconi. La mostra è un omaggio al paesaggio italiano e al Grand Tour, il viaggio di istruzione che gli stranieri colti compivano soprattutto nel '700. Il percorso si snoda attraverso undici città, ognuna caratterizzata da un tema. La mostra esalta le differenze nell'arte e nella cultura delle capitali preunitarie. Le opere sono di quelle che è difficile vedere tutte insieme, quindi la mostra è definita un manuale di storia dell'arte. La mostra si chiude con un Panorama di Venezia del 1870 circa, opera di Giovanni Biasin.
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