NASCE MUSEOTORINO.IT SI VISITA CON LI-PHONE Il web diventa archivio e guida della metropoli che si offre ai turisti come collezione di se stessa I cittadini invitati ad arricchire la raccolta con storie, ricordi e altri materiali A Palazzo Madama una multivisione che racconta più di duemila anni di storia locale Dovè il Parco della Maddalena lo sanno tutti. Ma dovè e che cosè, poco distante, lavamposto romano del Bric Taurino non lo sa quasi nessuno: unarea nel bosco scoperta ventanni fa sulla collina dove soldati e civili vissero e sorvegliarono la città fin da quattro secoli prima di Cristo. Da ieri, tutta la città è diventata un Museo: è online (su www.museotorino.it) ma è anche il racconto per immagini della multivisione che si può vedere a Palazzo Madama, punto di partenza ideale di centinaia di percorsi diversi tra centro e periferie, tra parchi e edifici storici, tra ciò che sta nel sottosuolo e ciò che vive sulla superficie: 400 luoghi simbolo in primo piano per rappresentare la storia, e molti altri da scoprire sottotraccia. Un po più di duemila anni di storia, costantemente aggiornati in un museo della città che, nascendo ora, tiene conto delle esperienze più nuove e delle diverse scuole di pensiero che si stanno affermando un po in tutta Europa. E che suggeriscono di non chiudere in un palazzo alcune centinaia o migliaia di reperti, ma piuttosto di lasciare la città dovè, offrendo a chi ci vive e a chi arriva da fuori chiavi di lettura sempre nuove. La storia romana di Torino, ad esempio, si può vedere in alcuni luoghi, come le Porte Palatine, ma tracce e scoperte archeologiche sono molte di più, e tutte sono raccontate sul sito. La mappa satellitare costellata di pallini rossi che introduce la visita offre curiosità infinite, dalle scuole ai personaggi celebri, dalle cascine ai monumenti. Ma la scommessa è anche unaltra, quella di rendere accessibili a tutti archivi fino ad ora destinati agli addetti ai lavori, dai tram vecchi e nuovi agli alberi nei parchi e lungo i viali. Si inizia da quando sopra Torino cera il mare, mentre a Palazzo Madama una multivisione (la regia è di Alex Donadio, la durata di 25 minuti) in italiano, francese e inglese raccontano la città comera e comè. Nato da unidea di Daniele Jalla, coordinatore dei servizi museali della Città, Museo Torino può contare sulla collaborazione degli atenei e delle soprintendenze torinesi, che partecipano al comitato scientifico e hanno messo a disposizione i loro archivi. Chi non si accontenta dello sguardo dinsieme, di cliccare sui puntini o di consultare tutto ciò che esiste sulla Torino medioevale o barocca, può consultare schede e catalogo, o godere di una cartografia storica accuratamente elaborata per corrispondere allattuale mappa della città, o, ancora, passare in rassegna le immagine di dieci fotografi torinesi (Bruna Biamino, Michele DOttavio, Fabrizia di Rovasenda, Paolo Gonella, Dario Lanzardo, Plinio Martelli, Patrizia Mussa, Paolo Mussat Sartor, Paolo Pellion di Persano e Marco Saroldi) dei quali sono stati selezionati 1.500 scatti. «Non è un museo nuovo, ma un nuovo tipo di museo, al quale abbiamo lavorato dal 2009 - spiega Jalla - Rispetto ai tradizionali musei dedicati alle città, come il Musée Carnavalet di Parigi, il London Museum, lAmsterdam Historische Museum o il Museum der Stadt di Vienna, pensiamo a un museo profondamente diverso. Abbiamo coinvolto molte associazioni e gruppi e a partire da oggi ci rivolgeremo anche a tutti i cittadini, invitati a arricchire con la propria storia e le proprie informazioni ciò che troveranno nel Museo». Chi entra nel sito, pensato anche per chi è abituato a muoversi tra le app degli smart phone, dunque chi il Museo vuole averlo in tasca come una guida assai più ampia di quelle cartacee, vede per prima cosa la Torino di oggi, «poi, come in un edificio, può scendere sotto e andare a ritroso nel passato, scegliendo il proprio itinerario in una particolare zona, epoca o tema. La nostra collezione è la città stessa, un organismo vivente che cambia di continuo». Il sito è stato sviluppato utilizzando tecnologie e piattaforme di ultima generazione che permettono di applicare la filosofia del web 3.0 (web semantico) e dei Linked Open Data, basata sulla condivisione dei dati, in un formato aperto e standard, con tutta la comunità della rete. Il Museo ha anche una sua rivista, digitale e cartacea: dopo la presentazione di se stesso e un numero zero dedicato alle Ogr, toccherà al Risorgimento e al lavoro. Nonostante i costi contenuti di una simile operazione, e mentre altre città italiane come Roma e Venezia dibattono su soluzioni più pesanti e tradizionali per affrontare lo stesso problema, raccontare se stesse, anche Museo Torino ha avuto bisogno di sponsor: Compagnia di San Paolo e Iren Spa, con la collaborazione di Gtt.