Parla di miracolo a Milano, il sindaco Gabriele Albertini, nel consegnare la Scala a restauro ultimato. «L'abbiamo risistemata in 30 mesi rispettando i tempi e con un incremento dei costi solo del 10 rispetto al preventivo», passando da 56 a 61 milioni di euro. La riapertura del Teatro alla Scala diventa così il simbolo «di una efficienza asburgica» alla quale il sindaco si è spesso richiamato: «Credo che possiamo ritenerci una buona imitazione di Maria Teresa d'Austria, che fece realizzare il teatro in due anni dal Piermarini». E che lo inaugurò il 3 agosto 1778 con l'«Europa riconosciuta» di Antonio Salieri, la stessa opera con la quale il maestro Riccardo Muti, ha aggiunto Albertini, la riaprirà il prossimo 7 dicembre. «Facendo gli scongiuri». Sarà un arrivo al foto-finish, ma la Scala è ormai rifatta. Il 20 novembre i restauratori dovrebbero ritirarsi e cedere il passo solo ai lavoratori scaligeri. Riprenderanno in gennaio le sistemazioni delle parti dietro le quinte del teatro. «E' stata una impresa folle ha dichiarato il vicesindaco, senatore Riccardo De Corato ma penso che passerà alla storia». Un'impresa auspicata dal sovrintendente, Carlo Fontana, sin dall'inizio degli anni Novanta e diventata indifferibile quando il teatro si è trovato a non rispondere più alle normative di sicurezza. Certo, ci sono ancora mantovane da montare, poltrone in velluto rosso da fissare, libretti-display da collegare, ma già ieri pomeriggio gli operai della Scala stavano scaricando e ricoverando le scenografie di Pierluigi Pizzi e Luca Ronconi sul lato sinistro del nuovo palcoscenico, una «L» di 1.652 metri quadrati, una superficie di poco inferiore a quella del terreno della Scala del calcio, ovvero lo stadio di San Siro. n palcoscenico è largo 22 metri e profondo 34, al quale si aggiunge un retropalco largo 19 metri e profondo 23, ed è contenuto in una torre scenica alta 56 metri, pari a un edificio di 17 piani. H palco vero e proprio è un gio-. iello tecnologico, progettato dall'ingegnere capo della Scala, Franco Malgrande, che per scelta è azionato elettronicamente e non attraverso un software. E' composto da sette strisce larghe 2 metri e lunghe 22, suddivise in 20 rettangoli e azionate da pistoni sottostanti. Ciò permette a ciascuna «striscia» di alzarsi sino a due metri e mezzo o di sprofondare fino a 18 metri, «consentendo un migliaio di combinazioni diverse», hanno spiegato gli addetti ai lavori. In sostanza, questo «gioco» rende possibile allo scenografo infinite possibilità di movimentazione o, alla Scala, di tenere montati sino a tre scenografie contemporaneamente, con un incremento delle messe in scena di circa il 30. Questo palco è contenuto in una torre che si alza di 38 metri sopra il livello stradale. La torre è un volume puro, un cubo, ed è stata progettata da Mario Botta. Come pure l'ellisse, che sovrasta l'ala ottocentesca del teatro e contiene gli uffici e i servizi. Entrambi questi volumi sono rivestiti all'esterno in marmo botticino beige. «E' stato un lavoro collettivo sottolinea l'architetto Mario Botta . Senza un lavoro in équipe, senza la gestione del cantiere dell'ingegner Antonio Acerbo e senza una committenza decisa non saremmo riusciti nell'impresa. In Svizzera ci avremmo messo almeno un anno in più». L'interno è stato sottoposto a un restauro conservativo curato dall'architetto Elisabetta Fabbri, che ha svolto un analogo incarico alla Fenice di Venezia. «Il nostro è stato un lavoro sulla memoria, dunque realizzato in maniera tradizionale, con le mani di ciàscun operaio». Mani che hanno conservato attraverso applicazioni di resine consolidanti le decorazioni, rifatto le tappezzerie rosse e damascate dei palchi, restaurato le sedute, riallestito nuove poltrone rosse in platea e resala Scala «più di pietra, come nel Settecento». Si è andati in questa direzione a seguito delle scoperte effettuate sollevando centimetri di linoleum, moquette e colle sovrapposte da anni: è stato così riscoperto e reintegrato nei corridoi il pavimento in seminato veneziano (con gigli decorati), il cotto all'interno dei palchi, il mannorino sui muri, ed è stata riscoperta anche una barcaccia del viceré, decorata in azzurro dagli operai del Piermarini: sarà l'unico palco non in tessuto rosso. Le scale interne saranno nell'originale beola, come il pavimento del palco reale, che sarà però ricoperto, come nel Settecento, da un tappeto. In platea parquet di rovere, ultimo strato di un pavimento «flottante» progettato dall'ingegnere acustico Higinì Arau e che, dalla prima prova musicale di Muti, è stato approvato: «Un'acustica fantastica», ha dichiarato al maestro al sindaco. L'INAUGURAZIONE E' FISSATA PER IL 7 DICEMBRE QUANDO LA SCALA SI PRESENTERÀ' NELLA SUA NUOVA VESTE. TRENTA MESE DI LAVORI CONDOTTI SUL FILO DELLA MEMORIA HANNO RIPORTATO ALLA LUCE IL COTTO DEI PALCHI EI FREGI IN PIETRA ORIGINALE. NON MANCA LA TECNOLOGIA; IL NUOVO PALCOSCENICO PERMETTE DI «GIOCARE» CONTEMPORANEAMENTE CON TRE DIVERSE SCENOGRAFIE E il palcoscenico è grande (quasi) come San Siro Il 30 dicembre 2002 è calato l'ultimo sipario del «vecchio» Teatro alla Scala. Il 4 luglio erano cominciati i lavori di restauro sotto la guida dell'architetto Mario Botta. Trenta mesi di cantiere e 61 milioni di euro spesi (neerano stati previsti 56). Ristrutturazione completa: intenti, pavimenti, arredi, palchi, gallerie, palcoscenico, rispettando architetture e materiali chesi erano persi nel tempo. Punto di forza della nuova Scala è il palcoscenico ampio 1.650 metri quadrati, poco meno dello stadio di San Siro sezioni che si possono alzare di 2 metri e sprofondare di 18.