Danneggiata la fontana della Navicella al Celio, uno dei pezzi pregiati della Roma rinascimentale. La prua della galera è stata rimossa, almeno quindici centimetri, un blocco di marmo di cui non s'è trovata traccia se non alcune schegge prelevate dai carabinieri della Patrimonio Culturale e della stazione Celio, che si sono immediatamente attivati e stanno conducendo le indagini. La fontana era già stata presa di mira dai vandali in altre due occasioni, nel 2005 e nel 2007. I vandali colpiscono ancora. La telefonata è arriva a metà mattinata, quasi contemporaneamente alla centrale dei carabinieri e alla redazione della cronaca del "Messaggero". Una voce anonima di un uomo, avverte: «Hanno rotto la fontana del Celio, perché nessuno ha scritto niente? E' più di un mese che sta così, come mai nessuno se n'è accorto?». E giù la cornetta. Tutto vero. La fontana è la Navicella, uno dei pezzi pregiati della Roma rinascimentale. La riproduzione di una piccola imbarcazione romana, un'opera dello scultore Andrea Contucci, noto come il Sansovino. Si trova proprio di fronte alla Basilica di Santa Maria in Domnica (originariamente era solo una scultura di abbellimento della piazzetta davanti all'entrata della chiesa, ma fu trasformata in fontana nel 1931). Ora però la prua della galera è saltata di netto, almeno 15 centimetri, un blocco di marmo di cui non s'è trovata traccia se non alcune schegge prelevate dai carabinieri della Patrimonio Culturale e della stazione Celio, che si sono immediatamente attivati. Non è la prima volta che questa fontana viene presa di mira, e sempre nello stesso punto. Il muso del cinghiale è di nuovo spezzato, e la fontana è rimasta nuovamente senza la prua. Stesso identico atto vandalico di quello datato 2005 e di quello del 2007 quando venne presa a martellate. Insomma una vera e propria persecuzione. I restauratori dovranno ricominciare da capo, il danno è certamente ingente, anche perché la Navicella è un pezzo unico, non c'è calco e se non si trovano i resti, per riprodurla gli esperti dovranno solamente fidarsi delle fotografie. L'anno considerato più nero per le fontane romane resta però il 1997. Nello stesso anno ci andarono di mezzo prima fra tutte la fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, a piazza Navona (un uomo salì sulla coda di uno dei tritoni della fontana e la ruppe). Poi toccò anche a quella delle Tartarughe in Piazza Mattei. Un ubriaco concluse la sua sbornia con un calibrato lancio di bottiglie danneggiando gravemente il monumento. Fu poi la volta del Delfino di piazza Barberia che ne1 2000 (l' 11 settembre, data infausta anche per le fontane) perse un pinna. Fino, alla decapitazione di un'ape che decorava l'omonima fontana del Bernini in via Veneto. La catena di atti vandalici ha indotto il Comune di Roma a dotarsi di un apposito nucleo Decoro urbano. Ma la madre di tutti gli sfregi resta la ferità inferta alla Pietà di Michelangelo nel 1972, autore un certo Laszlo Toth. L'arma preferita resta il martello, apparso per la prima volta tra le mani di Hans Joseph Hubner nel novembre del 1969 quando nella Basilica di San Pietro venne presa di mira e gravemente danneggiata la statua di papa Pio VI.