Dopo i casi Sgarbi e Cattelan, l'arte contemporanea ancora al centro di controversie a Milano L'opera di Paladino non andrà lì: «Ci sono i comizi elettorali» Milano-Moratti e l'arte contemporanea è un capitolo controverso. Di cui la bocciatura della montagna di sale di Mimmo Paladino in piazza del Duomo la cui inaugurazione era prevista per il 29 marzo è solo l'ultimo paragrafo. I 150 quintali di sale che stavano arrivando dalla Sicilia a Milano per realizzare l'opera di land art sono stati fermati. E il vulcano-salina di 35 metri per nove, dal quale spuntano cavalli in vetroresina, dopo esser stato esposto a Gibellina (199o) e in piazza Plebiscito a Napoli (1995) non andrà in piazza Duomo. Al massimo su questo c'è incertezza potrà sorgere di fianco, in piazzetta Reale, davanti al palazzo del Piermarini che ospiterà la mostra dello stesso maestro della Transavanguardia. La vicenda riflette, con nuovi argomenti, le incertezze già mostrate sul «dito» di Cattelan davanti alla Borsa e quelle esplose per la mai inaugurata esposizione «Vade retro», che un po' costò l'assessorato a Sgarbi Il copione è sempre lo stesso. La Giunta e il sindaco affermano di voler ospitare l'arte contemporanea a Milano, anche perché risulterebbe «reazionario» dichiarare il contrario. Anzi, si prevede la costruzione (con gli oneri di urbanizzazione di CityLife) di un Museo firmato da Daniel Libeskind. Ma poiché l'arte contemporanea punta su temi come il macabro, lo scabroso, il dissacrante... , quando si sta veramente per allestire un'opera o inaugurare una mostra ci si accorge che ciò potrebbe far perdere voti (in quanto la sensibilità estetica di parte della cittadinanza non coincide con quanto viene proposto) e potrebbe risultare non politicamente corretto. Morale: ci si dibatte ogni volta tra incertezza, consultazioni frenetiche e dietrofront. Tre giorni fa il sovrintendente ai Beni storico-architettonici della Lombardia, Alberto Artioli al quale, per legge, spetta l'autorità di concedere il nulla-osta ha scritto al Comune manifestando perplessità sull'allestimento della montagna in piazza Duomo. «Quello spazio mi sembra un po' incompatibile per vari motivi dice . Ad aprile inizieranno i lavori di restauro al monumento equestre al centro della piazza; inoltre mi è stato avanzata la proposta di una contemporanea esposizione in piazza Duomo di un'installazione del designer Denis Santachiara per il Salone del Mobile, anch'essa di grosse dimensioni. Credo che ci voglia rispetto per il genius loci. Dunque ho suggerito di porla in piazzetta Reale. Anche se dovranno, magari, ridurla». Una manna, questa lettera, per il Comune. Che l'altra sera si è riunito e ha praticamente deciso l'impossibilità di esporre la montagna di sale in piazza Duomo. Uno dei motivi, afferma l'assessore Giovanni Terzi, «è il parere vincolante della Sovrintendenza, che grava anche sull'allestimento di Santachiara» (anch'esso in forse). Gli altri, spiega il vicesindaco Riccardo De Corato, sono i comizi. «Dal 15 aprile ogni partito può chiedere piazza Duomo per fare campagna elettorale, e questo è un diritto costituzionale. Voglio poi ricordare che in piazza ci vanno l'Anpi il 25 aprile e i sindacati il primo maggio». Un lettore ricordava anche l'arrivo del Giro d'Italia. Insomma: un intasamento. E poi, conclude De Corato, «di notte chi sorveglia l'opera? Io non metto lì dei vigili in straordinario notturno festivo. Si faccia in piazzetta Reale con dimensioni ridotte». L'unico che appare realmente favorevole all'opera è l'assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory. Sul dirottamento, Mimmo Paladino e i curatori sono perplessi. «L'opera è nata così, con cavalli di 4 metri. Io non penso di ridurla nella piazzetta Reale; non ci sta anche per le norme che chiedono i Vigili del fuoco», afferma il curatore, Flavio Arensi. Tra gli organizzatori serpeggia malcontento anche per l'ipotesi che si possa preferire valorizzare un lavoro finalizzato al Salone del Mobile anziché «un'opera d'arte». E Paladino? II maestro manifesta signorile disappunto. «Non conosco piazzetta Reale, devo capire come s'inquadra l'opera nel contesto. Certo non è spettacolare come in piazza Duomo. Era perfetta per Piazza Duomo! S'inquadrava anche con la geometria della pavimentazione. Stavamo incominciando i lavori». In un parziale sondaggio Internet (si veda «Fatto ad arte» in «Corriere.it ») s'intuiva che la maggior parte dei cittadini non era favorevole al vulcano, per quanto l'opera sia interamente pagata da sponsor. Per Milano la soluzione non sarebbe così impossibile: basterebbe ammettere di essere disponibile ad ospitare solo la cosiddetta arte contemporanea che si può esporre al chiuso, con scelta deliberata di chi va a visitarla. Per l'en plein air si deve attendere. .) L'artista Mimmo Paladino (1948), è un esponente della Transavanguardia, movimento fondato da Achille Bonito Oliva nel 1980. Oggi, con i curatori, deciderà se realizzare la sua opera in un altro spazio o quale risposte dare ai pronunciamenti di sovrintendenza e comune.
Milano. No alla montagna davanti al Duomo
La città di Milano è stata colpita da una controversia riguardo all'arte contemporanea. L'opera di Mimmo Paladino, un artista della Transavanguardia, era prevista per essere esposta in piazza del Duomo, ma è stata fermata a causa di problemi di spazio e di comizi elettorali. La Sovrintendenza ha espresso perplessità sull'allestimento dell'opera, e il Comune ha deciso di non ospitarla in piazza Duomo. Al posto di Paladino, è stata proposta un'installazione del designer Denis Santachiara per il Salone del Mobile, che potrebbe essere esposta in piazzetta Reale. L'artista Paladino è disappunto e ha espresso il desiderio di esporre la sua opera in un altro spazio.
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