MEMORIA, identità e cultura come patrimonio inestimabile di ciascun popolo veramente libero. Insomma, un albero senza radici è destinato a seccare presto. Sono questi alcuni dei concetti cardine del volume di Stefania Massari dal titolo «Arti e tradizioni. 11 museo nazionale dell'Eur» (De Luca Editori d'arte), presentato nella sala Quaroni del Palazzo degli Uffici. Alla presentazione del libro, che la direttrice del Museo nazionale di arti e tradizioni popolari ha scritto per ripercorrere tutta la nutrita storia del luogo che il sottosegretario ai Beni culturali, Nicola Bono, intervenuto all'evento insieme ad altre personalità tra cui Mauro Miccio, Giuseppe Scaraffia, Mario Serio e Salvatore Italia, ha definito come «un settore capace di comunicare l'evoluzione di arti e scienze insieme a tutta l'identità di un popolo». Un libro, insomma, che ripropone il problema della memoria di fronte al «quel fenomeno agghiacciante che è l'annegamento metodico del passato e l'assottigliarsi delle tradizioni nella memoria dei giovani», come ha ricordato Scaraffia. Inoltre, il museo, con il suo patrimonio di usi, costumi, riti, feste, tradizioni e saperi, non solo rappresenta un riferimento particolarmente importante per l'identità culturale del paese nel mondo globale ma è indubbiamente collegato allo sviluppo economico della città e del territorio. Il Museo arti e tradizioni popolari, voluto nei primi anni Venti dal ministro Bottai, trova la sua definitiva sede sono negli anni Cinquanta all'interno del progetto E42. «Il libro - ha sottolineato l'autrice - documenta la storia del Museo legato all'analisi sociale, ali1 economia e alla produttività che risponde all'esigenza di mantenere in vita la tradizione e l'identità italiana a confronto con le altre culture ossia tutto ciò che fa unica la nostra civiltà: dall'abbigliamento, all'alimentazione, all'artigianato».