Tensione anche col ministro Tremonti che ha chiesto spiegazioni per gli attacchi subiti Dubbi di Napolitano anche sulla nomina di Romano, per le accuse di mafia da poco archiviate roma - Non è andata come doveva andare, qualcosa nel meccanismo del rimpasto si è inceppato. Saverio Romano, come si dice, aveva pronto labito per il giuramento al Quirinale. Allhotel Nazionale i suoi amici siciliani avevano preparato un rinfresco per festeggiarlo. Dagli uffici di Giancarlo Galan, il ministro che avrebbe dovuto traslocare dallAgricoltura ai Beni Culturali, mandavano Sms con questo messaggio: «Alle quattro ce ne andiamo». Invece niente, tutto è saltato. Ora ai piani alti del Pdl raccontano che il problema sia sorto quando il Cavaliere ha provato a forzare la mano al capo dello Stato, portandosi dietro una lista di 25 persone tra ministri, viceministri e sottosegretari. Napolitano, che si aspettava di dover valutare solo le candidature di due ministri, è rimasto di stucco. «Ma quelle nomine ci servono - ha obiettato il premier - altrimenti non riusciamo a garantire la presenza del governo in tutte le commissioni». Insomma, tra il premier che chiedeva un decreto per aumentare i posti al governo e Napolitano che gli spiegava di non poterglielo firmare, è trascorso gran parte dellincontro. Ma il capo dello Stato, stando ai resoconti che filtrano da palazzo Grazioli, avrebbe anche alzato il sopracciglio a sentire pronunciare il nome di Saverio Romano. Non per il curriculum, ma per le accuse, recentemente archiviate, di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Il ragionamento sarebbe stato il seguente: siete proprio sicuri su di lui? Non andiamo incontro a un altro caso Brancher? A soffiare sul fuoco ci si sono messi anche i centristi (che hanno il dente avvelenato con Romano), che per tutto il giorno hanno sussurrato agli uomini del Cavaliere di non fidarsi del ministro in pectore. Insomma, la pressione alla fine ha prodotto il patatrac e Romano ora rischia di restare a piedi. Un bel guaio per il premier, visto che al drappello dei Responsabili è legata la sopravvivenza parlamentare del governo. Berlusconi ha dovuto rassicurare personalmente Romano, ricevendolo a palazzo Grazioli: «Saverio, ti giuro che mercoledì andiamo al Quirinale e ti facciamo ministro insieme agli altri». Ma non cè solo il problema del Pid. Anche il trasloco di Paolo Bonaiuti al ministero delle politiche comunitarie si potrebbe inceppare. Questa volta il problema sarebbe quello di trovare un valido sostituito come portavoce e sottosegretario alleditoria. Sembra che un pensierino ce labbia fatto Daniela Santanché, ma il felpato Gianni Letta - che negli anni ha trovato un modus vivendi con Bonaiuti - non vedrebbe di buon occhio larrivo della "turbo-Santa" come vicina di stanza a palazzo Chigi. Lultima idea è dunque quella lasciare Bonaiuti al suo posto e di trasferire il ministero che fu di Ronchi dentro la Farnesina, nominando su quella poltrona un viceministro. Claudio Scajola per esempio, visto che lofferta di Denis Verdini di occuparsi del tesseramento del Pdl è stata respinta al mittente dallinteressato: «Perché adesso abbiamo dei tesserati?». E tuttavia questi cactus sembrano graziosi bonsai in confronto al vero conflitto che sta impegnando in questi giorni Berlusconi, quello con Giulio Tremonti. Il ministro dellEconomia si sente sotto assedio e vede lo zampino del Cavaliere negli attacchi che gli arrivano da tutte le parti. E proprio per rompere laccerchiamento ieri ha chiesto un incontro al Cavaliere. Il faccia a faccia è stato teso, Tremonti pretende che Berlusconi lo difenda dagli assalti dei colleghi e dai colpi bassi della stampa amica, dal Foglio al Giornale. Anche Berlusconi però ha battuto i pugni sul tavolo: «Sui fondi alla polizia io cho messo la faccia, i soldi li devi trovare». Il tira e molla è andato avanti anche sul ripristino di qualche soldino per i Beni culturali. Così Tremonti se ne è andato lasciando sul tavolo un assegno di 200 milioni per rimpinguare il Fus.