«La salvaguardia di Venezia deve entrare nella Costituzione». È il sindaco Paolo Costa a lanciare la proposta, con una lettera, inviata mercoledì, al premier Silvio Berlusconi. «Altrimenti spiega si corre il rischio che la legge speciale, varata oltre un trentennio fa, si perda nelle more della riforma della legge costituzionale, affoghi, assieme alla Laguna, nella devolution. In altre parole, temo che, senza adeguata copertura giuridica, venga via via vanificata». Gratta gratta, sotto le affermazioni di principio, ci sono i quattrini. Essenziali perché la Serenissima continui a vivere. «Sono due anni afferma Costa che la Legge speciale non viene rifinanziata. Di più: l'attenzione, anche economica, dello Stato si concentra sul progetto Mose». Nei primi anni Settanta, quando il dibattito sulla fragilità di Venezia (messa a nudo dalla mareggiata del 4 novembre 1966) portò all'approvazione della Legge speciale, con la quale lo Stato si accollava la manutenzione della città, l'idea di base era che la Serenissima (al pari di Roma) meritasse un trattamento di riguardo. Ogni anno alcune centinaia di miliardi di vecchie lire venivano convogliate nelle casse di Venezia. L'ultimo rifinanziamento risale al 2001, con 167.644 milioni di euro. «Sono riuscito a strappare altre somme dice Costa ma alcuni progetti importanti sono fermi. Se non si mette un punto fermo alla questione, potrebbe accadere che, in futuro, lo Stato non abbia più il potere di ordinare i finanziamenti per la salvaguardia di Venezia. Ecco perché ho pensato di coinvolgere in primis il presidente del Consiglio, e quindi il Parlamento». Nella missiva inviata a Berlusconi, Costa richiama l'antefatto della Legge speciale ribadendo che, pur senza avere una copertura costituzionale formale, il principio del preminente interesse nazionale di Venezia era entrato «a far parte della costituzione materiale del nostro Paese». «Le ragioni di allora persistono e non si vede motivo perché vengano meno in futuro». «La revisione della legge speciale per Venezia scrive il sindaco è da tempo ferma in Senato, dove le sue stesse basi istituzionali sono messe in discussione, dopo la riforma del titolo V della Costituzione». «L'unico rimedio sicuro conclude Costa consiste nell'in-serire la particolare condizione veneziana nel testo costituzionale». Il primo cittadino, in sostanza, chiede a Berlusconi di valutare l'opportunità di presentare un emendamento al disegno di legge di revisione attualmente all'attenzione del Senato, inserendo un comma aggiuntivo al nuovo articolo 70 della Costituzione. Ma quali sono i progetti di salvaguardia del patrimonio di Venezia maggiormente a rischio, per penuria di fondi? Costa cita innanzitutto i cicli trentennali di manutenzione della città (ristrutturazione degli edifici e scavi dei canali). E il piano di restauro del Museo Fortuny, il completamento dei lavori per il Museo di Storia naturale al Fondaco dei Turchi. «Poi ci sono gli interventi di recupero dell'area dell'Arsenale, ben 7 ettari di città. Soltanto per quest'opera occorrerebbero 200 milioni di euro».