Il manager per la valorizzazione del patrimonio difende i dati sugli incassi ai musei. Non si lamenta dei tagli, sa di aver remato controcorrente, ma è sicuro che verrebbe rimpianto. Tutti si lamentano dei tagli, dai vertici del Ministero all'ultimo dei lavoratori dello spettacolo. Tranne uno: Mario Resca, il Direttore perla valorizzazione del patrimonio culturale. «Ho fatto di necessità virtù», sorride illustrando il più 15,2 di visitatori nei musei dell'ultimo anno. Si potrebbe dire le nozze con i fichi secchi, non fosse che il manager divenuto civil servant al Mibac è arrivato da Mc Donald's. Il concetto comunque è quello: «Anche se i soldi da soli non bastano, ne servirebbero un multiplo di quelli che si investono oggi». Resca, è rimasto solo lei a sorridere al ministero? I dati parlano da soli. Sono arrivato tra molte polemiche, con il compito di valorizzare il nostro patrimonio. Ho trovato una politica culturale frammentata o assente, ma siamo stati premiati. Come ce l'abbiamo fatta? Primo: abbiamo iniziato a fare pubblicità. Promozione e condivisione del nostro patrimoni. E guarda caso, sono aumentati anche gli incassi (più 7,5 nel 2010, ndr). Abbiamo creato valore culturale. Viene da chiedersi che cosa avrebbe potuto fare se il budget fosse rimasto quello di quando è arrivato, due anni fa... Ho fatto di necessità virtù. Il mio obiettivo era quello di aumentare i numeri dei visitatori. Investire in cultura è un investimento economico. Sono sue parole. Dovrebbe valere anche per lo Stato, no? Assolutamente, vale per tutti. E i soldi dedicati alla cultura da decenni sono inferiori rispetto alle necessità.. Gli altri Paesi investono il triplo di noi. Non è un problema di Bondi, da decenni al di là di parlare nessuno ha dedicato attenzione sufficiente alla manutenzione e alla promozione di un patrimonio senza paragoni: ci sono 93 milioni di visitatori nei nostri musei, 120 in quelli della Germania che ne ha un decimo. Appena insediato, aveva detto "non ho esperienza culturale ma di aziende in difficoltà". Se l'immaginava in questo stato? Un'impresa in difficoltà, non ci sono dubbi. Una lotta durissima ma abbiamo dimostrato che si può fare. In un Paese come il nostro, il turismo è una risorsa fondamentale. Eravamo i primi 30 anni fa e siamo scivolati al quinto: è una cosa inammissibile. Mai pensato di lasciare l'incarico? Certo. Al Ministero ho remato controcorrente, ma ho avuto risposte che mi hanno incoraggiato a partire proprio dal rapporto con le persone. Molta gente adesso ha paura che me ne vada. E non se ne andrà? Io sono testardo. Deciderò io quando e non per far piacere ad alcune sacche di resistenza. Non me ne andrò, salvo casi eccezionali; poi cosa deciderà il nuovo ministro non lo sa. Gli stanziamenti non dipendono da lei, e nemmeno dal suo Ministro. Ma bastano i soldi messi nel piatto dallo Stato? Dobbiamo investire di più, la cultura è un investimento per il Paese. I soldi servono, ne servono un multiplo di quelli che abbiamo. Però vanno spesi bene, non a pioggia ma in un progetto coordinato. La ricetta per risollevarci passa attraverso due-tre azioni fondamentali: incentivare i privati a investire e fare mecenatismo; riorganizzare la struttura di governante del Ministeri; sviluppare una cultura dell'accoglienza, che è ciò che manca di più.
Resca: Ora temono che io me ne vada
Mario Resca, il Direttore per la valorizzazione del patrimonio culturale, ha difeso i dati sugli incassi ai musei, affermando che anche se i soldi da soli non bastano, ne servirebbero un multiplo di quelli che si investono oggi. Ha spiegato che il suo obiettivo era quello di aumentare i numeri dei visitatori e che investire in cultura è un investimento economico. Ha anche sottolineato che gli altri Paesi investono il triplo di quello che lo Stato dedica alla cultura. Resca ha anche affermato che il turismo è una risorsa fondamentale per il Paese e che la cultura è un investimento per il Paese.
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