Cicchitto: ascoltare i rilievi di Carandini E Galan avverte: basta con gli errori Quasi tre miliardi di tagli tra il 2008 e il 2013, oltre 560 milioni di euro in meno solo quest'anno, poco meno di settemila dipendenti non sostituiti dal 2000 a oggi, con soprintendenti costretti a occuparsi anche di tre sedi diverse. I dati della cultura parlano da soli. Tagli, riduzioni, «congelamenti»: «E' in atto un omicidio della cultura italiana ad opera del governo e della destra», sbotta il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. E come lui molti altri intervengono: proteste dalla Cgil, dall'Upi, dal Fai, dall'Anci, da membri dell'opposizione come la democratica Melandri e l'Udc D'Alfa, e la promessa di tre giorni di mobilitazione dal 26 al 28 marzo. Ma a criticare sono anche esponenti del Pdl: all'indomani delle dimissioni del professor Andrea Carandini dalla presidenza del Consiglio superiore dei beni culturali, riesplode la polemica sui (pochissimi) fondi che restano al ministero dei Beni culturali. A fare un calcolo di quella che definisce una «bancarotta» è la Uil del settore: basti dare un'occhiata ai soldi disponibili nel 2011 per i lavori destinati alla tutela. Un totale di 102 milioni, tra risorse del programma ordinario di lavori pubblici e fondi del Lotto, quando nel 2010 erano stati 148 milioni e 500. Gli interventi programmati nel 2011 sono così 877: il 54 in meno rispetto a soli cinque anni fa, quando, nel 2007, ne vennero finanziati 1919. Rispetto a quell'anno, calano così gli interventi previsti per l'archeologia (da 431 a 243), per i beni architettonici (da 409 a 215), per i beni artistici e storici (da 471 a 105). E chissà quali saranno le fortunate realtà che si aggiudicheranno un intervento per l'architettura e l'arte contemporanea: da 23 che si mettevano in programma nel 2007 sono passate a sole tre. Situazione altrettanto grave dal punto di vista del personale, sottolinea la Uil: su 194 posti da dirigente nei ruoli delle soprintendenze, archivi di stato e biblioteche, ci sono ben 38 sedi vacanti rette ad interim. Destinate ad aumentare: bisognerà fare un taglio ulteriore del 10, pari a 19 dirigenti in meno. «E' necessario un provvedimento urgente e specifico - chiede la Uil -per questo ci auguriamo che lo stesso Presidente Napolitano faccia sentire la sua voce durante le celebrazione dei 150 anni». E se le proteste vanno avanti da tempo, è pur vero che la situazione non accenna a migliorare. L'ennesima goccia, solo pochi giorni fa, la notizia di circa 77 milioni di euro di risorse «congelate», in attesa dei risultati dell'asta per le frequenze per le telecomunicazioni. Un accantonamento di fondi che pesa per il 10,04 sullo spettacolo dal vivo, per il 9,87 sul cinema, per 1'8,58 sulla valorizzazione del patrimonio culturale, per il 5,97 sulle biblioteche. Una situazione che i sindaci di Torino e Roma, Sergio Chiamparino, presidente dell'Anci, e Gianni Alemanno, presidente del Consiglio nazionale dell' associazione, denunciano in una lettera a Berlusconi e Tremonti, chiedendo un «incontro urgente» per trovare soluzioni, «a partire dal reintegro delle risorse del Fus». Ma il sindaco capitolino non è l'unico esponente del Pdl a invitare a un cambio di rotta: anche per il capogruppo Cicchitto le critiche del professore Carandini sono «materia degna della più attenta riflessione». E il ministro Galan, dato per quasi certo successore di Bondi, forse già oggi, fa capire quale sarà eventualmente il suo atteggiamento dichiarando che «non è lungimirante chi taglia in quel settore: non giudico intelligente questa operazione». Sospira il sottosegretario alla Cultura, Francesco Giro: «Concordo pienamente con le parole del ministro Galan».
Tagli alla cultura rivolta anche nel cenfro-destra
Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, critica duramente il governo e la destra per gli errori commessi nel settore della cultura. Secondo Zingaretti, quasi tre miliardi di tagli sono stati commessi tra il 2008 e il 2013, oltre 560 milioni di euro in meno solo quest'anno, e oltre 5.000 dipendenti non sono stati sostituiti dal 2000. I dati della cultura parlano da soli, afferma Zingaretti. Molti altri intervengono a criticare, tra cui la Cgil, l'Upi, il Fai, l'Anci, membri dell'opposizione e anche esponenti del Pdl.
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