E' preoccupata Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fondo ambiente italiano. Dopo le dimissioni di Andrea Carandini, commenta senza esitazione: «E' un disastro. Lo dico non solo per la stima che provo per il dimissionario, ma soprattutto per la situazione generale del Ministero». Ritiene che il settore dei beni culturali ora sia allo sbando? «Credo che ci troviamo all'ultimo atto di una tragicommedia. Il Ministero tra poco non esisterà più». Perché fa un'affermazione così perentoria? «Sono i fatti a parlare. Le soprintendenze non hanno più soldi per esercitare i compiti di tutela del patrimonio artistico. La vita culturale che si esprime nella musica, nel teatro, nel cinema, non ha davvero più fondi per vivere». Vede un futuro nero nella politica dei beni culturali? «Di più. Sono sicura, ragionando sulla politica degli ultimi tre anni, che esista un disegno per eliminare il Ministero. Non è possibile pensare a tagli di questa entità, senza una strategia mirata all'annientamento». Al Fai che interlocutori avete? «Nessuno, ormai. Pensi che, per inaugurare una villa veneta che abbiamo restaurato in 5 anni, abbiamo atteso 7 mesi per un permesso particolare. Non c'è rimasto neanche un ministro a difendere la politica sui beni culturali. Non credo davvero alla casualità di certe scelte». Ma perché, quale sarebbe l'obiettivo? «Solo un'idea di fondo. Si pensa che in questo paese, che è cultura, si possa fare a meno della cultura». Cosa si potrebbe fare nell'immediato? «Poche cose subito. Nominare un nuovo ministro, inserire nelle caselle generiche del cinque per mille chi fa restauri e recuperi culturali, pensare alla deducibilità completa per i privati che spendono denaro per interventi sui beni culturali. Darebbe un po' d'ossigeno al settore».