Disastro a Pompei, Cinecittà a rischio, teatro e musica senza fondi. E un Ministero allo sbando. Appello a Napolitano Uffici senza soldi, personale d'età matura, proteste e critiche da ogni parte. È un brutto momento per il ministero dei Beni ambientali e culturali. L'ultima scossa delle dimissioni dell'archeologo romano Andrea Carandini dalla presidenza del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, ha scatenato un terremoto. Sembra l'estrema spallata in un settore che, in due anni, ha visto le dimissioni di due presidenti del Consiglio superiore: prima l'archeologo Salvatore Settis, già preside della Normale di Pisa, e due giorni fa Carandini. Al di là delle loro diverse visioni politiche, il loro gesto è accomunato da una sola motivazione: l'eccesso dei tagli al Ministero che mette in ginocchio la politica culturale in Italia. «Se la nave fosse stata colpita da un nemico, rimarrei sulla tolda per dar man forte - ha spiegato Carandini - Ma qui affonda uni parte rilevante della Repubblica. Ci stiamo allontanando dalla patria, anche quella visibile fatta di paesaggio, sto-ria e arte». Un affondo che ha alle spalle tagli da anoressia: due anni fa, c'erano 155 milioni di euro per la tutela del patrimonio artistico, oggi sono 102. E non si sa dove girarsi per raggranellare i fondi necessari al monitoraggio dei grandi patrimoni archeologici, necessario ad evitare disastri come i crolli agli scavi di Pompei. Ben 77 milioni di euro sono stati congelati. Il fondo spettacolo ha perso 23 milioni, ad esempio. Il cinema ha 6 milioni in meno su cui contare. I 232 enti culturali italiani hanno 10 milioni di euro in meno, le biblioteche sono deficitarie di altri sette milioni e mezzo. È un panorama da ultima spiaggia. Due settimane fa, provato anche dalle mozioni di sfiducia seguite ai crolli della Domus dei gladiatori a Pompei, il ministro Sandro Bondi ha annunciato le sue dimissioni con una lettera al Giornale. Scrivendo: «Non sono riuscito a convincere pienamente il governo del ruolo strategico che pub avere la cultura in Italia». Oggi dovrebbe arrivare la nomina del successore di Bondi: Giancarlo Galan, leghista attualmente ministro dell'Agricoltura e già governatore del Veneto. «La cultura non è la ciliegina sulla torta dell'economia italiana, ma è la torta stessa - ha già dichiarato Galan - Ho già qualche idea per risollevare il settore. I tagli non sono lungimiranti». Chissà che il peso politico della Lega nel governo e la personalità combattiva di Galan non riescano a recuperare quei fondi destinati ad altri ministeri. Lo chiede il Consiglio nazionale degli architetti, lo sollecitano la Cgil e la Uil. Il presidente dell'Anci, Sergio Chiamparino, ha scritto a Berlusconi chiedendo di rivedere i tagli, mentre un gruppo di artisti e direttori d'orchestra ha rivolto un appello al presidente Napolitano sui tagli al Fondo unico per lo spettacolo. Si tratta di 27 milioni di euro congelati, con i finanziamenti arrivati al minimo storico di 231 euro. Significa soldi in meno per la cultura viva: musica, teatro, cinema, circo, spettacoli in genere. Piangono anche gli archivi di Stato, le biblioteche, le soprintendenze. È un Ministero che ha bisogno di recuperare credibilità e fiducia. Un Ministero tanto dimagrito da aver perso, negli ultimi undici anni, 7mila dipendenti. Quelli rimasti hanno un'età media di 53 anni, secondo un monitoraggio della Uil. Che scrive: «Su 194 dirigenti, 34 sono ad interim. Significano altrettanti posti da coprire». Ma la coperta corta, anzi cortissima. E di politica culturale senza soldi non si può parlare. Di certo, il Ministero non si può sopprimere. Sarebbe contro la Costituzione: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura», si legge all'articolo 9. Ma sembra che molti lo abbiano dimenticato.