Dai fratelli D'Inzeo a Mauro Checcoli, doppia medaglia d'oro ai giochi di Tokyo, a Federico Roman, oro e argento a Mosca: tutti uniti per salvare l'ottocentesco campo di equitazione dei Lancieri di Montebello a Tor di Quinto. Il piano per Roma 2020 prevede nell'area case per gli atleti E' un gioiellino ottocentesco carico di fascino e di storia, minacciato dai progetti urbanistici per la corsa di Roma alle Olimpiadi del 2020. Che ha mobilitato anche i "mostri sacri" dell'equitazione italiana, da Piero e Raimondo D'Inzeo a Mauro Checcoli, doppia medaglia d'oro ai giochi di Tokyo, a Federico Roman, oro e argento a Mosca, la cui firma scalpita tra le decine raccolte in una petizione che circola da qiualche settimana tra gli abitanti di Roma nord, non necessariamente appassionati di cavalli, puledri, ostacoli e pony. "Salviamo l'Ippodromo dei Lancieri di Montebello". L'IPPODROMO DEI LANCIERI Tutti loro, ma anche altre decine di abitanti e conoscitori della zona, si sono mobilitati per non far sparire sotto il cemento lo storico campo di Tor di Quinto, struttura sorta appena dopo l'Unità d'Italia come distaccamento della Reale Scuola di Applicazione dell'Arma di Cavalleria fondata il 15 novembre 1823 a Pinerolo. Qui, nell'ippodromo Militare di Tor di Quinto, attuale sede dei Lancieri e del reparto di Cavalleria della Capitale, il 24 ottobre 1891, sotto la direzione del Marchese di Roccagiovine, ebbe inizio la pratica dell'arte equestre, da allora mai più smessa. Qui, il capitano Federico Caprilli fu l'originatore della nuova dottrina italiana sull'equitazione naturale che si ufficializzò nel 1902 nel Primo Concorso Ippico Ufficiale di Torino. A Tor di Quinto di fatto nacque l'equitazione moderna. E' un'area verde con scuderie e spalti di pura e civettuola art déco che si sviluppa per 32 ettari d'estensione ai piedi della Collina Fleming e lambisce il Tevere. Spazi naturali e paesaggistici ancora incontaminati dedicati interamente ai cavalli, ma spesso aperta al pubblico. Per competizioni sportive internazionali o anche per manifestazioni di beneficienza. L'ultima, lo scorso fine settimana, organizzata dai Cavalieri di Malta, con centinaia di giovani cavalieri che si sfidavano sugli ostacoli e con associazioni a favore degli handicappati che raccoglievano fondi e sostegno. Tra questa, l'associazione sindrome di Williams, presieduta da Leopoldo Torlonia, provetto cavaliere e capo delegazione di Roma dei Cavalieri di Malta. Lo storico campo di Tor di Quinto ha un destino incerto perchè nei progetti presentati ufficialmente dal Comune di Roma per supportare la candidatura della Capitale alle Olimpiadi 2020, quest'area è un boccone prelibato e già dato per acquisito per le nuove strutture da costruire per gli atleti olimpionici. Proprio qui sono previste centinaia di metri cubi di nuove case, destinate agli sportivi durante le gare olimpioniche e poi alla vendita a privati come appartamenti residenziali di pregio, una volta terminato il ciclone Giochi. E così da qualche tempo è cominciata a circolare la raccolta di firme. Senza grandi pubblicità, perchè tra i militari non si può e non è concesso, ma con tanta comune preoccupazione per un pezzo della storia di Roma che corre il rischio di scomparire (13 marzo 2011)