Secondo Francesco Bandarin, vice direttore per la Cultura, impegnato da dieci anni nella valle afghana, sarebbe "un'operazione dispersiva, non necessaria e troppo costosa" NEW YORK, 13 marzo 2011- Le due cave nella valle Bamiyan che ospitavano i Buddha distrutti dai Talebani nel 2001 resteranno vuote. Da New York, Francesco Bandarin, vice direttore del dipartimento culturale dell'Unesco, ha ribadito che l'organizzazione ha bocciato il piano di ricostruzione delle statue proposto dal team di esperti tedeschi, che da anni lavora, insieme a colleghi italiani e giapponesi, al mantenimento dei siti storici in Afghanistan. "E' un'operazione dispersiva, non necessaria e troppo costosa- spiega- Richiede più di 12 milioni di dollari. Inoltre, sarebbe impossibile rifarle in modo scientifico". Il vuoto alto più di 50 metri servirà quindi a rappresentare "la violenza che si è abbattuta in queste aree". I buddha ricostruiti in Cina sono considerati, invece, pezzi adatti a un parco divertimenti perchè secondo il vice direttore " riprendono i calchi iniziali e non tengono conto delle modifiche subite con il passare del tempo". Quest'anno ricorre il decennale dei bombardamenti voluti dal Mullah Omar "per distruggere gli idoli degli infedeli", come affermò la stessa guida spirituale dei Talebani all'indomani della distruzione delle statue. Il lavoro dell'Unesco non è stato vano. Bandarin ci anticipa infatti che forse già dal 2013 la valle di Bamiyan sarà tolta dalla lista dei "Siti Storici in pericolo". Questi dieci anni sono serviti, infatti, alle squadre di esperti per consolidare e conservare le rocce e le nicchie colpite dai bombardamenti, rendendo l'area sicura per le migliaia di turisti che ogni anno si recano a vedere questo patrimonio dell'umanità. Il team italiano è impegnato in prima linea in Afghanistan. Non solo in Bamiyan, architetti e alpini lavorano al mantenimento dei resti archeologici e dei minareti anche nella città di Jam ed Herat. Presto li potremo vedere in Egitto e in Libia, sui cui ora sono puntate tutte le attenzioni dell'Unesco. "In questi giorni stiamo cercando di capire quale sia la situazione di Tripoli- osserva Bandarin- Per il momento non ci sono giunte notizie di siti a rischio, ma le comunicazioni sono molto difficili. In Egitto invece oltre al museo ci sarà da intervenire in diversi punti. Ma qui la missione potrebbe essere più semplice perchè abbiamo contatti con il nuovo ministro degli esteri, Nabil Elaraby, che in passato ha lavorato con noi all'Unesco". Donatella Mulvoni Continua a leggere su:
Unesco: no alla ricostruzione dei Buddha di Bamiyan
Francesco Bandarin, vice direttore del dipartimento culturale dell'Unesco, ha ribadito che l'organizzazione ha bocciato il piano di ricostruzione delle statue dei Buddha distrutti dai Talebani nel 2001 nella valle di Bamiyan in Afghanistan. Il piano richiedeva 12 milioni di dollari e sarebbe stato impossibile rifarle in modo scientifico. Bandarin ha anche affermato che i buddha ricostruiti in Cina sono considerati pezzi adatti a un parco divertimenti. L'Unesco ha invece lavorato per consolidare e conservare le rocce e le nicchie colpite dai bombardamenti nella valle di Bamiyan, rendendo l'area sicura per i turisti.
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