Una sfida. Ecco che cos'è oggi guardare ai Beni culturali con occhi nuovi. Una sfida è renderli produttivi, metterli a regime, farli diventare energia propulsiva, cercare l'oltre e fame la prima voce attiva dell'economia italiana. Si può e si deve a un Paese che, con luogo comune frusto, si usa definire museo a cielo aperto. Una sfida «in nome delle istituzioni» accolta con entusiasmo da Mario Ciaccia, un passato in magistratura contabile e un presente ai vertici di Banca Intesa, ora anche amministratore delegato di Arcus, società nata nel febbraio 2004 e già pienamente operativa, per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo, il cui capitale sociale di 8 milioni di euro è interamente sottoscritto dal ministero dell'Economia, azionista di riferimento e la cui operatività deriva dal programma di indirizzo messo a punto dal ministero dei Beni e le Attività Culturali e dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Rilanciare il sistema Italia è una bella ambizione, Arcus, che nasce da un acronimo delle sue vocazioni, gestisce per questo le risorse previste dall'articolo 60 della legge 289 del 27 febbraio 2002 (Finanziaria 2003) che equivalgono al 3 degli stanziamenti per le infrastrutture. Un dato quantistico importante, segno dell'innovazione. Perché Arcus, spiega l'adr non significa sovvenzione a pioggia ma ««sostenere in modo innovativo progetti importanti, ambiziosi, anche nelle possibili interrelazioni con le infrastrutture strategiche del Paese. Tutto questo in un'ottica dinamica e non sepolcrale dei Beni culturali, che sono un immenso patrimonio mal sfruttato, artistico, paesaggistico. La nostra economia è concentrata sull'aspetto industriale ma la vera industria pesante è appunto la cultura intesa anche nel suo indotto; trasporti, turismo, accoglienza, una batteria dalle enormi potenzialità in grado di far riprendere la piccola e media industria che rappresentano la tessitura italiana». Per ottenere ciò, bisogna rimettere a sistema il territorio e renderlo fruibile al turismo, anche commerciale, attirato dalla bellezza, dal merchandising di qualità. «Arcus vuole appunto sistemarsi a sostegno di attività trascurate. Disponiamo di artigiani, fantastici che vanno recuperati. Il made in Italy che va all'estero non significa solo acquisto del bene, ma desiderio di visitare il posto dove nasce quel manufatto. Appunto tra le nostre iniziative autonome c'è quella di restaurare le più antiche botteghe romane». Un bacino culturale che unisce Stato, Regioni, Comuni e associazioni di categoria in questa struttura volutamente «snella» perché i soldi devono andare agli interventi e «Noi non costituiamo un amrnortizzatore sociale». A settembre la cassa depositi e prestiti ha messo a disposizione le risorse attivabili sulla base dei meccanismi noemativi che ammontano a 57 milioni e mezzo di euro e già sono pronti 16 progetti per un totale di 27 milioni 620.000 euro più altri 9 autonomi di Arcus. Il prossimo 18 novembre saranno Sottoposti al consiglio di amministrazione altre 8 proposte di intervento per un totale di 8,1 milioni di euro mentre circa 36 milioni di euro sono stati già coinvolti in altri singoli progetti. Per citarne qualcuno, il progetto «disabili» per una cultura senza barriere (2,00 milioni di euro) che prevede il monitoraggio dei siti archeologici con l'individuazione di 4 città amichevoli pilota, l'appoggio al Fai per il progetto «Villa Adriana» a Tivoli (1,00 di euro), il progetto «Pompei» con l'appoggio della Normale di Pisa per digitalizzare la documentazione grafica e creare un archivio web. E poi musica con la Fondazione Toscanini e cinema con la Biennale di Venezia. Su tutto, trasferire la cultura dei Beni Culturali alle istituzioni e agli organismi locali; per fare questo non ci vogliono soldi ma molto tempo e, appunto, il gusto della sfida.
Sostenere lo sviluppo con i beni culturali
Arcus, una società nata nel 2004, gestisce risorse per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo. Il ministero dell'Economia è azionista di riferimento e ha messo a disposizione 57 milioni di euro per progetti. Arcus vuole rilanciare il sistema Italia, sostenendo progetti ambiziosi e innovativi. La società gestisce anche progetti per il restauro delle botteghe romane e per la cultura dei Beni Culturali. Il prossimo 18 novembre, saranno sottoposti al consiglio di amministrazione altre 8 proposte di intervento per un totale di 8,1 milioni di euro.
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