AFRODITE, DEMETRA, PERSEFONE L'ULTIMO REBUS È SUL NOME Adesso che sta rientrando in Sicilia, bisognerà capire come chiamarla abitualmente, se Afrodite, Demetra o Persefone: perché se la provenienza è certa, come hanno dimostrato in modo inequivocabile le analisi condotte sul calcare della statua individuandone la provenienza dalle cave dell'altipiano Ibleo, nella carta d'identità il nome della dea è ancora scritto con un punto di domanda. Capita spesso, con i ritrovamenti archeologici. La figura che adesso conosciamo come Satiro danzante per i primi mesi era stato individuato come Eolo, il giovinetto di Mozia ha mantenuto il suo seducente appellativo nonostante nell'abbigliamento e nei gesti sia stato di volta in volta identificato come un Auriga in trionfo o come la rappresentazione dell'Ercole fenicio, Melquart. Colpa delle lacune, di ciò che è andato perduto rendendo più dubbiosa l'interpretazione del testo figurale: una gamba o un braccio staccatisi dai perni, un dettaglio della veste, un oggetto portato come un segno attributivo, un particolare dell'acconciatura di cui adesso possiamo soltanto congetturare costruendo ipotesi, interrogando le fonti, incrociando confronti iconografici con monete, pitture vascolari, bassorilievi e altre sculture che possono offrire appoggi o smentite alle interpretazioni. Nel caso della scultura di Morgantina il puzzle è reso ancora più complesso dal fatto che tutte e tre le figure proposte possono vantare corrispondenze evidenti. Afrodite, si è detto subito, prendendo a paragone innanzitutto la statua sorella che sorgeva nell'Agorà di Atene, con cui condivide la postura elastica, il movimento leggero, nonché il gioco del panneggio delle due stoffe abituali per la divinità nell'arte del V secolo avanti Cristo, il chitone leggeroe l' himationa coprire le spalle. Manca tuttavia, rispetto ad altre rappresentazioni analoghe, il particolare sensuale della spalla che si scopre nell'incedere del movimento, dettaglio non insignificante per la dea dell'amore; e l'origine da una parte dell'isola simbolicamente dominata dal culto di Demetra, l'assonanza con un Inno omerico dove la dea si precipita alla ricerca della figlia Persefone rapita da Ade hanno fatto mutare l'interpretazione (il primo è stato Antonio Giuliano), inserendo nella mano monca delle dita una fiaccola come pezzo mancante a conferma dell'ipotesi. Ma Demetra indossa il peplo e quindi, terza lettura, la combinazione di chitone e himation potrebbe adattarsia Persefone, non più fanciulla ma donna nella piena maturità femminile, sposa del dio degli Inferi. Il ritorno della scultura offrirà probabilmente l'occasione di nuove puntualizzazioni. Quello che invece è definito con pochi scarti e oscillazioni è il contesto culturale e artistico che l'opera manifesta: ultimo scorcio del V secolo, probabilmente tra il 420e il 410, quando dall'Attica la maniera fidiaca sperimentata trionfalmente sull'Acropoli ateniese era divenuta un linguaggio ampiamente diffuso, facendo perno su quel gioco di stoffe che intercettava, moltiplicandoli, i giochi di ombre e di luci, e su quel movimento in bilico che aveva ammorbidito con rinnovata eleganza la corrispondenza a incrocio nella posizione di braccia e gambe, alternativamente flessi e diritti. Un contesto greco senza ombra di dubbio, con tutti i quesiti che queste attribuzioni stilistiche si portano dietro ogni volta: uno scultore della madrepatria approdato nell'isola, o un traduttore magnogreco di stilemi attici, magari aiutato da disegni, modelli o dalla stessa esperienza diretta? Non lo sapremo mai, ovviamente, anche se nel caso dell'opera di Morgantina altri elementi concorrono a comporre il quadro. Soprattutto l'uso di una tecnica acrolitica che nella combinazione di parti in calcare e di altre in marmo lavorate a parte e poi innestate si trova soltanto in Sicilia, come negli esempi pressoché coevi delle metope selinuntine del tempio E. Ciò non toglie che l'Afrodite (o Demetra, o Persefone) che ora ritorna nell'Isola sia un capolavoro prezioso e rarissimo dell'arte classica greca. Si spera possa essere adeguatamente valorizzato e che non sia sottoposta allo stress dei suoi colleghi, il Satiro e il giovane di Mozia, inviati come pacchi in giro per il mondo al primo smorzarsi delle luci dei riflettori.
SICILIA - il ritorno della statua di Afrodite
La statua di Afrodite (o Demetra o Persefone) ritrovata a Morgantina in Sicilia è un capolavoro dell'arte classica greca. La statua è stata individuata come proveniente dalle cave dell'altipiano Ibleo e ha un nome di domanda sulla carta d'identità. La statua rappresenta una figura femminile seduta con un movimento elastico e un gioco di stoffe, ma manca un dettaglio sensuale sulla spalla. La interpretazione della statua è stata proposta come Afrodite, Demetra o Persefone, con diverse combinazioni di elementi stilistici e iconografici. Il contesto culturale e artistico della statua è stato identificato come greco, probabilmente del V secolo, con influenze locali.
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