La segnalazione di uno studioso locale: ci sono anomalie I dipendenti: nessun furto, il materiale può essere spostato VOLTERRA. Il giallo del Museo Guarnacci derubato. Da una parte alcuni cittadini che segnalano mancanze e anomalie nelle collezioni. Dall'altra il personale del prestigioso museo etrusco che smentisce qualsiasi furto recente o passato. A chiudere il cerchio contorni confusi di una vicenda dove la cultura è protagonista. Soprattutto dove è coinvolta una struttura di fama mondiale. Di ufficiale ancora non c'è niente, neppure una segnalazione alle forze dell'ordine ma i rumors che alimentano la notizia sembrano attendibili. Talmente da spiegare con precisione le tessere scomparse del puzzle. Pare non rispondano all'appello, ormai da un anno e mezzo, alcuni reperti etruschi. Ad accorgersene un volterrano che aveva fatto richiesta per studiare i pezzi storici in questione. Ripetutamente rimandato al mittente, messo in attesa, lo studioso locale ha approfondito le ricerche fino ad arrivare alla conclusione più ovvia. I dipendenti del Guarnacci però smentiscono categoricamente. «Non creiamo allarmismi dove non ce n'è bisogno», dicono affabili al telefono. «Non siamo a conoscenza di alcun furto», tagliano corto. Ma poi tentano comunque di fornire spiegazioni plausibili. «Può succedere invece - continuano - che il patrimonio museale negli anni scompaia dalla vista dei visitatori. Non perché rubato. Ma perché semplicemente spostato. Il responsabile può decidere insomma di modificare i percorsi didattici, le aree tematiche. E così può capitare che un reperto esposto per mesi in una bacheca, sia trasferito magari temporaneamente in cantina. Un esempio? Le oreficerie etrusche sono state collocate per molto tempo nella sala 25. Oggi, che il criterio di allestimento è cronologico, sono distribuite in spazi diversi, in base alla datazione corrispondente. Qualcuno potrebbe dire che è stata portata via mezza collezione mentre in realtà, ad un occhio attento non sfuggirebbe la nuova sistemazione». E non basta. I "viaggi" a cui sono sottoposte le opere in mostra vengono rigorosamente registrati, così come è documentato, con tanto di schede tecniche ed immagini fotografiche, il materiale storico. «Perché quando lavori in un museo - concludono i dipendenti del Guarnacci - si impara presto che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio».