Ieri è toccato ad Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali e stimato archeologo: si è dimesso dopo aver constato l'impossibilità di tutelare e sviluppare, con gli ultimi tagli al ministero, il patrimonio culturale italiano. Dimissioni pesanti che giungono nel giorno in cui il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, in visita a Roma, definisce «non intelligente tagliare la scienza, l'istruzione e la cultura». Un appello dall'Europa che preme per frenare la caduta libera delle risorse destinate alla cultura: un taglio di ulteriori 70 milioni di euro circa, tra Fondo unico dello spettacolo e tutela complessiva del patrimonio, alle già esigue casse del ministerofalcidiate dalla Legge di stabilità. E oggi la Uil beni culturali ha diffuso le cifre del congelamento dei fondi divise per settore che indicano un taglio maggiore, il 10,04, nello spettacolo dal vivo seguito dal cinema (9,87), dal patrimonio culturale (8,58) e dalle biblioteche (5,97). Fortemente in negativo anche le somme che derivano dal Lotto e destinate ai beni culturali: nel 2004 in totale erano oltre 335 milioni di euro che diventano quasi 92 milioni in tutto nel 2011. Il pressing nei confronti del governo - e del ministro Tremonti - ha trovato sponda nel sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta che, ricevendo nei giorni scorsi il dimissionario presidente dell'Accademia Santa Cecilia Bruno Cagli (ieri ha sospeso le dimissioni grazie anche a quell'incontro), si è impegnato a dare soluzione in «tempi ragionevoli ai problemi sollevati». Lo stesso sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro ha detto oggi di non «disperare» pur confermando che la necessità, «subito» è di 200 milioni: 100 per il Fus e 100 per le attività del ministero». «Credo - ha spiegato - che avremo una risposta positiva a breve termine». Nel frattempo però Carandini ha messo sul piatto le sue dimissioni, accettate dal Consiglio superiore dei beni culturali, e l'opposizione è tornata ad attaccare la linea del governo e il ministro Bondi: da Zanda a Rutelli, da Granata a Buttiglione, a Donadi, a Finocchiaro, tutti hanno messo in rilievo-seppure con parole diverse - la morte della cultura. Rutelli ha definito le dimissioni di Carandini «un atto di dignità« e ha notato che al posto suo avrebbe dovuto lasciare Sandro Bondi. Per Buttiglione le dimissioni del presidente del Consiglio superiore dei beni culturali hanno decretato che «la crisi del ministero è un dato drammatico e reale che va affrontato al di fuori degli schieramenti di parte».«II ministro fantasma Sandro Bondi - ha rilevato Massimo Donadi capogruppo dell'Idv alla Camera - affossa la cultura italiana». FabioGranata capogruppodel Fli in Commissione cultura ha sottolineato che l'abbandono di Carandini rappresenta «un altro grido di allarme sul declino inarrestabile delle politiche culturali in Italia». Per Vincenzo Vita del Pd quelle dimissioni «sono la dimostrazione concreta che il ministero non ha più nè guida nè politica». E Anna Finocchiaro presidente del Pd al Senato ha evidenziato che i tagli non sono causali ma purtroppo riflettono una precisa visione di questo governo». Insomma un «punto di non ritorno». «Berlusconi dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa alla cultura italiana per le dimissioni di Andrea Carandini, grande archeologo e persona perbene che oggi - ha dichiarato il vicepresidente del Pd al senato Luigi Zanda - si è ribellato all'assassinio della cultura italiana». Infine Giuliano Amato ha ammonito: «con i tagli ci priviamo del futuro».