Impazza a suon di dimissioni la battaglia per il reintegro del Fus (Fondo unico per lo spettacolo): dopo quelle annunciate del presidente dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma, Bruno Cagli - respinte dal Cda - ieri è stata la volta del presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, Andrea Carandini. «Dimissioni irrevocabili, rassegnate nella constatazione dell'impossibilità del ministero di svolgere quell'opera di tutela e sviluppo del patrimonio culturale stante la progressiva e massiccia diminuzione degli stanziamenti di bilancio», spiegano da via del Collegio Romano. «Condividendo le considerazioni del presidente - prosegue il portavoce Mibac - , il Consiglio superiore ieri ha sospeso la seduta, in attesa che il ministro Bondi compia un atto politico responsabile che garantisca il positivo interessamento del Parlamento e del governo riguardo la drammatica situazione i cui versano i Beni culturali». Nominato dal ministro Bondi, Carandini. uno dei più illustri e autorevoli archeologi a livello internazionale, ricopriva l'incarico dal 25 febbraio 2009 al posto del dimissionario Salvatore Settis che, a sua volta, aveva lasciato per dissenso sulla gestione e sulla tutela della politica culturale del governo. NUMEROSE e immediate le reazioni. «Le dimissioni di una personalità di tale prestigio scientifico e non ideologicamente fazioso, dicono che la crisi del ministero per i Beni culturali è un dato drammatico, che va affrontato al di fuori degli schieramenti di parte e con spirito di servizio per il bene del Paese», le parole del presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione. «Sono il segnale che la situazione in Italia è arrivata a un punto drammatico - interviene Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato - . Il governo Berlusconi ha tagliato su tutto: beni culturali, tutela del patrimonio artistico, cinema, musica, teatro. Alla vigilia del 150 anniversario dell'Unità d'Italia, quello dei tagli non è un bello spettacolo». Secondo Fabio Granata, capogruppo Fli in Commissione cultura, «l'abbandono di Carandini rappresenta un altro grido d'allarme sul declino inarrestabile delle politiche culturali in Italia, dopo Cinecittà e l'Accademia di Santa Cecilia». «CON MUTI, anche Carandini alza le mani e dichiara che i tagli inferti dal governo gli rendono impossibile svolgere il proprio lavoro», tuona Rosy Bindi, vicepresidente della Camera e presidente Assemblea nazionale del Pd . Lo spiraglio a un possibile ritorno di Carandini lo apre il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro: «Se da un lato il professore esprime un netto dissenso rispetto alla riduzione dei finanziamenti destinati alla cultura - auspica Giro - , dall'altro lato rivela una disponibilità a proseguire il proprio impegno, purché si assumano a breve scelte concrete a sostegno del patrimonio culturale nazionale»
Troppi tagli alla cultura E Carandini si dimette
Il presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, Andrea Carandini, ha rassegnato le dimissioni irrevocabili a causa della progressiva diminuzione degli stanziamenti di bilancio per la tutela e lo sviluppo del patrimonio culturale. Le dimissioni sono state condivise dal Consiglio superiore dei beni culturali, che ha sospeso la seduta per discutere la situazione. Le dimissioni di Carandini sono state accolte con reazioni negative, considerate un segnale del declino delle politiche culturali in Italia. Il ministro dei Beni culturali, Francesco Giro, ha espresso la disponibilità a proseguire l'impegno di Carandini, purché si assumano scelte concrete a sostegno del patrimonio culturale nazionale.
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