Data «l'impossibilità» di tutelare il patrimonio culturale «stante la progressiva e massiccia diminuzione degli stanziamenti di bilancio», il presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, il luminare di archeologia Andrea Carandini, rassegna le proprie «irrevocabili» dimissioni. Dopo le proteste, la mozione di sfiducia, la promessa di un nuovo sciopero del mondo della cultura per fine mese, ecco ieri arrivare un'altra tegola per il Ministero e il suo responsabile, Sandro Bondi, già intenzionato a lasciare il ruolo perché, ha raccontato lui stesso, nemmeno la sua maggioranza l'ha sostenuto. A capo del prestigioso organo consultivo del ministero da poco più di due anni, dal febbraio 2009, nominato da Bondi dopo le dimissioni dell'ex preside della Normale di Pisa Salvatore Settis, che se ne andò in aperto dissenso con il ministro, anche il professore di archeologia della Sapienza lascia: ieri ha .trasmesso la decisione al Consiglio che, «condividendo le considerazioni del presidente», come si legge nel comunicato che ne dà notizia, ha sospeso la seduta in attesa che Bondi compia «un atto politico responsabile e garantisca il positivo interessamento del Parlamento e del governo riguardo la drammatica situazione in cui versano i beni culturali». Una situazione che la Uil dei Beni culturali quantifica allarmata in oltre due miliardi e 850 milioni di riduzioni nel quinquennio 2008-2012, poco più di un miliardo e 700 milioni tra 2008 e 2011. «Non si sa se per miopia o per un calcolo deliberato il governo. sta lasciando morire un settore fondamentale per il prestigio e il futuro economico del Paese», attacca Rosy Bindi dal Pd: Come lei e la collega Finocchiaro («da situazione, con questo governo, è arrivata a un punto drammatico di non ritorno»), tutte le opposizioni insorgono, criticando duramente i tagli del governo alla cultura. «Qualcun altro - Bondi - avrebbe dovuto dimettersi per evitare che si dimettesse Carandini», secondo il predecessore a capo del ministero, Francesco Rutelli dell'Api. Tuona l'Idv con il capogruppo alla Camera Donadi: «Il ministro fantasma Sandro Bondi affossa la cultura italiana». Mentre dall'Udc Rocco Buttiglione chiede al governo di «intervenire con provvedimenti urgenti e seri per non decretare la chiusura del ministero e dell'intero patrimonio culturale italiano», richiesta simile a quella del finiano Fabio Granata, che, rilevato «un ulteriore segnale di smobilitazione», domanda all'esecutivo di «trovare risorse straordinarie immediatamente destinando una parte dei finanziamenti su grandi opere o sul nucleare a questa indispensabile "infrastruttura ha-materiale" dell'Italia». A cercare di circoscrivere la polemica interviene il sottosegretario Francesco Giro: nella lettera del professor Carandini, ammette, c'è «un netto dissenso rispetto alla riduzione dei finanziamenti», ma, aggiunge, c'è anche «una disponibilità a proseguire il proprio impegno purché si assumano a breve termine scelte concrete a sostegno del patrimonio culturale nazionale». Per questo, promette di farsi «portavoce» presso il governo perché «ponga fra le priorità dell'agenda politica l'urgenza di un rilancio complessivo della tutela dei beni culturali».