BENI CULTURALI Sandro Bondi non si fa più vedere, in attesa che il governo lo sostituisca. E ieri si è dimesso anche il presidente del Consiglio superiore Andrea Carandini si è dimesso. Con la stessa lama, la ghigliottina che ha tagliato un altro 10 per cento al bilancio della Cultura, alle ore 14 del 14 marzo, nella biblioteca del Collegio Romano, ha decapitato il Consiglio superiore dei Beni culturali... Zac! Perché nella sua funzione di organo tecnico super partes, il consiglio superiore ha cercato di funzionare come un barometro morale, un argine etico contro la barbarie della politica. E allora deve esserci un piano dietro la sistematica devastazione del bilancio del Mibac. Così Berlusconi conferma la diffidenza del suo governo per la cultura, lasciando scendere a un misero 0,27 per cento e anche meno in prospettiva del bilancio nazionale le risorse destinate ai Beni culturali (in Francia, per fare un solo esempio, sono al 3 per cento). Dimissioni inaspettate. Eppure sonoramente annunciate, se solo qualcuno avesse voluto sentire l'allarme, e leggere il senso vero, peraltro esplicito, dell'articolo di Carandini sul Corriere dieci giorni fa. Vi si tratteggiava l'idealtipo del ministro della Cultura: "Chiunque sostiene e sosterrà questo compito, deve essere in primo politicamente incisivo e allo stesso tempo amare la cultura almeno quanto la politica". Che i nomi candidati alla sostituzione dell'inane Bondi dalle voci di Palazzo, Galan in ascesa e Paolo Bonaiuti in precipitosa discesa nella classifica dei preferiti, non corrispondano ai requisiti minimi, non fa parte del gioco in atto. Al fondo del discorso di dimissioni di Carandini dalla Presidenza del Consiglio superiore c'è l'idea che si voglia cancellare con un tratto di imperio non solo il ministero, ma l'idea stessa di Bene culturale, considerato un impedimento per il controllo e l'abuso del territorio. Ma non potendo cancellare un articolo della Costituzione si procede allora allo svuotamento delle sue funzioni, annichilendone il potere. È un pezzo di Stato che distrugge un altro pezzo di Stato. Come in un regolamento di conti, dove quasi sempre hanno la meglio i più cattivi. Non deve essere una malignità troppo lontana dal vero, anche se suona incredibile, che Berlusconi se la prenda proprio con le strutture professionali dei Beni culturali perché è da lì che sono partite le resistenze contro il suo piano casa. È davvero curioso, come sottolinea Carandini, trasformando le sue dimissioni in un magistrale j'accuse, che il maggiore partito di governo sia guidato da un triumvirato in cui figura in posizione dominante proprio il ministro che dallo stesso governo viene umiliato. Consenziente, come se si trattasse di una corte. Sembra un trucco. Ma potrebbe essere invece una sofisticata rilettura della "tecnica di un colpo di Stato" già arrivata al suo stadio più avanzato e postmoderno. Ne parla spesso Furio Colombo, da ultimo sul Fatto Quotidiano del 2 marzo, spiegando come sia proprio il governo a bloccare il funzionamento del Parlamento in cui è maggioranza. C'è in Berlusconi un potere extraparlamentare, che risiede soprattutto nella immensa disponibilità di denaro, che gli consente, quando è necessario di svuotare il potere delle istituzioni corrodendole dal di dentro senza mai intaccarne la corteccia superficiale, sicché sembrino ancora vive e vegete. C'è da chiedersi, a questo punto, se Carandini, mentre pronunciava come fosse un autodafé le sue dimissioni, avesse in mente il suo ultimo libro edito dalla Rizzoli, arrivato proprio oggi in libreria. Si intitola Res Pubblica. Racconta in forma di narrazione saggistica, la storia di Bruto che fondò la Repubblica nel momento in cui riuscì a cacciare l'ultimo re di Roma. E infatti si parla molto di più di Tarquinio il Superbo, "il tiranno che rimase per sempre l'incubo dei Romani". Per spiegarsi meglio Carandini traccia una succinta fisiologia tipica del tiranno, individuandone nel "superbo" il tratto caratteriale, composto da una serie costante nel tempo di elementi tipici: "...carica vitale, forza di volontà, testardaggine... carisma, sapienza dell'uso pubblico della propria immagine... abilità comunicativa e propagandistica... brama di comando, di ostentazione, di ricchezza e di potenza... mania di grandezza, sfrontatezza, spregiudicatezza, cinismo, istrionismo, gusto per la menzogna...".