gli esperti Unanime il parere negativo sulle limitazioni di fondi Per De Ruggieri (Consiglio Superiore Mibac) si sta arrivando alla liquidazione DA MILANO L e ultime sforbiciate hanno fatto perdere le staffe allo stesso sottosegretario del Mibac, Francesco Giro , il quale appresa nei giorni scorsi la notizia congelamento di 27 milioni di euro del Fondo unico per lo spettacolo (Fus) e del taglio di altri 50 milioni di euro dai fondi ordinari del suo ministero ha tuonato contro la tirannia dei numeri del patto di stabilità parlando di «tagli di una gravità inaudita che di fatto rendono difficile la ripartizione del Fus e mettono in difficoltà perfino la tutela del nostro patrimonio archeologico e dei musei», e di un «sistema della cultura» che «rischia di arrestarsi». Gli fa eco il coro dei soprintendenti, direttori museali, istituti di restauro, insomma il piccolo esercito di funzionari periferici e territoriali che lamentano una forte restrizione delle dotazioni, e difficoltà sempre maggiori nello svolgere il quotidiano lavoro di salvaguardia del patrimonio d'arte nazionale. L'avvocato Raffaello De Ruggieri, 75 anni, voce «interna» al Mibac in quanto membro del Consiglio Superiore, ricorda che «oltre all'abbattimento di un terzo del budget ministeriale rispetto al 2005, c'è stato recentemente un ulteriore 'taglio' del 10 per finanziare il digitale terrestre. Il risultato è che molte soprintendenze non possono più nemmeno pagare la bolletta della luce e del riscaldamento. Un'omologazione contabile che non si può tollerare in un Paese che ha nella cultura e nell'arte il suo settore di specificità e di unicità. La cultura non è un souvenir impolverato, ma un bene comune che produce valore». Sandrina Bandera, sovrintendente di uno dei più insigni musei italiani, la Pinacoteca di Brera a Milano, è lapidaria nello snocciolare cifre: «... Nel 2009 abbiamo chiesto un milione 618mila euro per le spese di copertura di esercizio, ne abbiamo ottenuti 949mila. Nel 2010 ci servivano un milione 563mila euro e ne abbiamo avuti solo 817mila». Anna Maria Pedrocchi, per quarant'anni funzionario direttivo del polo museale romano, non si si stupisce del fatto che i soldi non manchino, ma restino non spesi, e sottolinea che «i fondi bisogna soprattutto saperli spendere bene, avendo capillare cognizione di ciò che serve alla tutela del territorio ». Secondo la Pedrocchi «la buona amministrazione esige una competenza professionale che mal si concilia con tante nomine ministeriali di natura clientelare e partitica, e con gli appalti milionari dati troppo spesso in affidamento diretto, senza perizie attendibili né gare pubbliche, il più delle volte abusando della parola 'emergenza'». Ma quando si parla di «tagli» alla cultura bisogna intendere la cosa in termini non solo strettamente finanziari, ma anche in senso lato, che diviene comunque impoverimento, mentalità al risparmio, decadenza. Infatti, sono «tagli» pure quelli al personale e al ricambio delle professionalità, per sempio tramite il blocco dei concorsi pubblici e dei turn over. E sono «tagli», sia pur indiretti, quelli imposti dalle voci «riduzione dei costi» e «risparmi » della legge 122 del 2010, in pratica dalla Finanziaria, che prevede drastiche limitazioni ai budget delle amministrazioni civiche in materia di mostre, convegni, concerti ecc. Come spiega lo storico dell'arteFlavio Arensi, direttore del settore espositivo di Palazzo Leone da Perego a Legnano, dove è in corso un'importante rassegna di Rodin «... oggi i Comuni possono spendere in attività culturali solo il 20 (ovvero un quinto) dell'anno precedente. Si tratta di una limitazione di spesa imposta per legge, irragionevole e discutibile dal punto di vista del principio di autonomia locale».
Sforbiciate che mortificano un settore strategico
Il sottosegretario del Mibac, Francesco Giro, ha criticato duramente le limitazioni di fondi per il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) e i tagli dei fondi ordinari del ministero. Gli esperti del settore, tra cui soprintendenti, direttori museali e istituti di restauro, lamentano una forte restrizione delle dotazioni e difficoltà nello svolgere il quotidiano lavoro di salvaguardia del patrimonio d'arte nazionale. L'avvocato Raffaello De Ruggieri ha ricordato che il budget ministeriale è stato abbattuto del 30% rispetto al 2005 e che ci sono stati ulteriori tagli per finanziare il digitale terrestre.
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