Milano. Una sfida, in un paese che spende sempre meno per la cultura. E così facendo rischia di perdere non solo un'opportunità economica, ma anche la propria identità. È questo il messaggio che vuoi dare il Salone dei Beni culturali che si tiene a Venezia dal 25 al 28 novembre. Una tre giorni di incontri e convegni, con circa 150 espositori, mobilitati anche grazie allo sforzo degli organizzatori che hanno ridotto i prezzi per consentire a tutti di esporre. «Valorizzare i beni culturali non significa solo conservarli e renderli fruibili, ma anche considerarne il valore di immagine, sfruttarli - nel senso positivo del termine - per costruire incontri e sviluppo economico», spiega il direttore del Salone Maurizio Cecconi, nel corso della presentazione organizzata ieri a Milano. E a Venezia ci saranno enti locali da tutta Italia e aziende, ma anche associazioni, fondazioni, istituti di ricerca e Università, come Ca' Foscari e l'Università Cattolica di Milano, entrambe impegnate a organizzare corsi di laurea e master per operatori dei Beni culturali. E occasioni di confronto su temi importanti: come il dibattito con i curatori dell'Hermitage, il prestigioso museo di San Pietroburgo, che sono riusciti a trasformare i propri depositi in una nuova occasione di interesse per i visitatori. "Dando spazio - ricorda Cecconi - ad una nuova concezione di deposito visto non solo come luogo di conservazione, ma anche come opportunità di esposizione». E poi riflessioni sulle opportunità professionali offerte dai musei, sulla gestione dei beni culturali ecclesiastici, sulla multimedialità che rappresenta al tempo stesso un'opportunità e una sfida, «di cui non possiamo non tenere conto», ricorda Cecconi, «se vogliamo rivolgerci ai giovani che quando arrivano all'incontro con l'opera d'arte originale ne hanno già visto e utilizzato mille immagini». C'è anche un filo di malessere, che si coglie nel riferimento di Cecconi a un "convitato di pietra" ostinatamene assente, o nei titoli di incontri come "I conti non tornano" - cui partecipa tra gli altri l'assessore alla cultura veneziano Armando Peres - o "Le grandi sfide": «È il salone stesso, oggi, ad essere una sfida» spiega Cecconi. L'assenza di un rappresentante del governo alla cerimonia di inaugurazione fissata per il 25 novembre pesa: «Ma a Venezia la cultura è "l'industria" della città: un insieme di attività creative, intellettuali, artistiche e commerciali che costituiscono fonte di lavoro pregiato per gli abitanti, e richiamo per un turismo sempre più interessante e significativo», spiega il presidente di Veneziafiere Marino Cortese. «Si spiega così anche perché il Salone dei Beni culturali abbia messo solide radici a Venezia, mentre in altre città iniziative analoghe stentano a decollare». Nato per gli operatori, il Salone offre a tutti i visitatori la possibilità di trascorrere una giornata piacevole: oltre a percorsi tematici che possono aiutare a progettare future vacanze, ci sono documentari, mostre dedicate al restauro e alle arti applicate, e perfino eventi gastronomici, curati dalla casa editrice Terra ferma: dedicati al Carpaccio, ai salumi italiani e alla cucina ai tempi del Goldoni.