Dimissioni irrevocabili. Sono quelle che Andrea Carandini, archeologo nominato due anni fa alla presidenza del consiglio superiore dei beni culturali, ha rassegnato ieri. Non ci sono più le condizioni per andare avanti, per svolgere l'opera di tutela del patrimonio culturale. È questo il presupposto che ha indotto Carandini a lasciare il ministero e che nasce dai continui tagli alle risorse di via del Collegio Romano. Il consiglio superiore ha condiviso le considerazioni del suo presidente e ha sospeso i lavori. Ora si attende un atto del ministro Bondi anche lui, però, dimissionario, ma inascoltato dal premier Berlusconi che possa garantire l'interessamento di parlamento e governo sulla situazione drammatica in cui versa il mondo della cultura. Segnale che, per esempio, per quanto riguarda la fondazione S. Cecilia di Roma, è arrivato. Il sovrintendente Bruno Cagli, che aveva minacciato le dimissioni per protesta contro i tagli al Fus, ha avuto rassicurazioni da palazzo Chigi e dal Campidoglio circa un'azione congiunta per evitare la crisi dell'ente lirico. E così ieri Cagli ha comunicato al Cda della fondazione che le dimissioni per il momento sono rientrate in attesa di avere le risposte promesse. Carandini, invece, tira dritto per la sua strada. «In due anni afferma l'ormai ex presidente del consiglio superiore dei beni culturali ho lavorato per raddrizzare la situazione, ma in queste condizioni non si può più operare». Professore, qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso? Sicuramente la mancanza di finanziamenti e la continua diminuzione del personale. Ma può esserci un ripensamento? Solo se arriva un nuovo ministro e riesce realmente a cambiare questa situazione. Ma non può trattarsi di un Bondi-bis. Le dimissioni sono in polemica con il ministro? Tutt'altro. Il ministro Bondi è stato sacrificato dal governo, che non gli ha concesso un euro. Dicono che i tagli hanno colpito tutti i dicasteri nella stessa maniera. Invece, non è così. Il ministero dei Beni culturali è stato quello più bistrattato. Si pensi che per la tutela si è passati da 102 milioni a 92, ma per effetto di meccanismi contabili, al momento si può disporre effettivamente di 60 milioni. Un taglio secco che non consente più di operare. Perché questo accanimento nei confronti dei beni culturali? È facile da intuire. C'è nei confronti del ministero una volontà punitiva che rimanda alle regioni. Perché la mancanza di tutela del patrimonio consente alle amministrazioni regionali di avere mano libera, di fare quello che vogliono. E come spiegare i tagli al Fus, che coinvolgono lo spettacolo? C'è da registrare un generale disinteresse da parte di questo governo nei confronti della cultura, che viene considerata una questione di sinistra.
ROMA Lascio, con i tagli hanno sacrificato il ministro Bondi
Andrea Carandini, presidente del consiglio superiore dei beni culturali, ha rassegnato le dimissioni irrevocabili. Le dimissioni sono state indotte dalle condizioni difficili per la tutela del patrimonio culturale, causate dai tagli alle risorse del ministero. Il consiglio superiore ha sospeso i lavori e si attende un atto del ministro Bondi. Il sovrintendente Bruno Cagli, che aveva minacciato le dimissioni per protesta contro i tagli al Fus, ha avuto rassicurazioni e ha comunicato che le dimissioni sono state ritirate. Carandini ha affermato che non si può più operare in queste condizioni e che solo un nuovo ministro che possa cambiare la situazione può ripensare alle sue dimissioni.
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