Ribera.e.m.) «Bisogna lavorare sul rinnovo dei valori religiosi, culturali e sociali tra i giovani che, per fortuna in pochi, non hanno più rispetto della religione, dei beni monumentali e delle opere sociali. C'è ormai da qualche tempo una caduta verticale che investe i giovani di ogni ceto sociale artefici di atti ignominia a danno della fede, della cultura e del bene pubblico. La chiesa, dal parroco locale fino all'arcivescovo, attraverso le istituzioni, sta facendo la sua parte, ma c'è anche bisogno della collaborazione della famiglia, della scuola e delle associazioni». E' questo l'amaro sfogo e la speranza di don Giacinto Di Franco, vicario foraneo e parroco della chiesa della Pietà di Ribera dove nei giorni scorsi alcuni vandali o ladri si sono introdotti dentro il luogo di culto di via Catalani, frantumando il vetro di una finestra e danneggiando la statua di Santa Rita (nella foto), posta dietro la vetrata. Il parroco riberese sottolinea come negli ultimi semestre siano capitati periodicamente, quasi una volta al mese, degli atti sacrileghi ai danni di chiese, edicole e monumenti religiosi. «Non può essere un fatto occasionale - afferma ancora don Giacinto che ha segnalato la vicenda all'arcivescovo Montenegro - perché siamo convinti di essere in presenza di un disegno criminoso e vandalico che prende di mira la chiesa e la comunità, oggi esterrefatta». Ben 5 sono stati gli atti di vandalismo. 15032011
SICILIA - Vandali nelle chiese appello del parroco
Don Giacinto Di Franco, vicario foraneo e parroco della chiesa della Pietà di Ribera, ha denunciato gli atti di vandalismo che hanno colpito la sua chiesa e altri luoghi di culto e monumenti religiosi nella zona. Negli ultimi semestre, sono stati segnalati almeno 5 atti di vandalismo, tra cui la frantumazione del vetro di una finestra e la danneggiamento di una statua di Santa Rita. Don Giacinto sottolinea che questi atti non sono occasionali, ma piuttosto parte di un disegno criminoso e vandalico che mira alla chiesa e alla comunità. Ha segnalato la vicenda all'arcivescovo Montenegro.
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