La richiesta più antica risale al 2005. Per completare liter di ogni progetto servono 27 autorizzazioni Ferme 1.400 istanze. Gli uffici diventano luogo di mediazione Lassessore Marino: se mi hanno voluto in questo posto deve esserci un motivo Disposizione del neo direttore: da oggi vietato laccesso ai politici Lex dirigente: qui veniva mezza Ars EMANUELE LAURIA Sono colorati di giallo, i muri del dipartimento energia. Ma quegli uffici in via La Malfa, una delle sedi meno note della Regione Siciliana, sono diventati un porto delle nebbie. Oscuro, misterioso. Le pratiche per avviare un impianto fotovoltaico o eolico arrivano e scompaiono. Per mesi, anche per anni. La più antica risale al 2005, le ultime sono di questi giorni. Ce ne sono 1.400, in attesa. Figlie della grande sbornia da rinnovabili e di un boom, quello dellenergia solare, che ha preso piede prepotentemente proprio nella seconda metà del decennio scorso. Il grande ingorgo di richieste autorizzative, dentro il quale investigatori e magistrati vedono il germe della nuova Tangentopoli, nasce proprio in quel periodo. Debutta il "conto energia" e promette buoni guadagni: quasi mezzo euro per ogni kilowattora prodotto dal privato che installa i pannelli, significa una rendita netta del 20 per cento. Gli esperti del settore calcolano che il costo di un investimento, in media, viene ammortato nei primi sei anni. Mentre il "conto energia" ha durata ventennale. E la Sicilia diventa la terra promessa, grazie alle proprie risorse naturali: basti pensare che nel Ragusano il sole splende per 2.100 ore allanno, contro le 1.687 di Roma o le 1.265 di Parigi. Eccola, la facile via del business, intralciata dalleolico fino a quando alla guida della Regione Totò Cuffaro non lascia il posto a Raffaele Lombardo. Lui, il governatore catanese, dichiara subito la propria avversione per le pale «che deturpano il paesaggio» e che diventano oggetto di inchieste di mafia. E, con gli uffici già sommersi di pratiche, blocca nel novembre del 2008 lesame di qualsiasi istanza, in attesa del nuovo piano energetico. Che arriva, a febbraio, ma è bersaglio di ricorsi al Tar da parte di alcune imprese. La vicenda si sblocca nellautunno successivo, quando lemergenza ha ormai le attuali, rilevanti, dimensioni: 1.400 richieste, due terzi delle quali relative al fotovoltaico, comparto verso il quale ha dichiarato la propria propensione il presidente. Nella montagna di pratiche che prende forma in via La Malfa cè di tutto: progetti dellEni, dellEnel, di colossi siciliani come la Moncada Energy. Lordine cronologico per smaltire le pratiche è solo un fatto teorico: la conferenza di servizi, organismo nel quale tutti gli enti interessati danno il proprio parere in ununica riunione, è uno strumento previsto dalla legge. Ma ci sono imprenditori che, grazie alle proprie conoscenze, allazione di mediatori o ai buoni rapporti con la politica, fanno da soli quello che lattuale assessore allEnergia Giosuè Marino chiama «il giro delle 27 chiese». Ventisette sono gli uffici deputati a mettere un visto: Sovrintendenze, Geni Civili, lassessorato al Territorio che si esprime sulla valutazione di impatto ambientale. E chi, da solo, riesce a portare al dipartimento Energia tutti i pareri necessari può accorciare i tempi: una presa datto e via, scavalcati altri imprenditori in attesa. I tempi? Sono unalea: «Teoricamente la conferenza di servizi dovrebbe tenersi entro 180 giorni. Ma non si è mai capito, o voluto capire, da quando: dal momento della prima istanza al dipartimento o da quello in cui sono stati acquisiti tutti i pareri?», si chiede retoricamente lex dirigente generale dellEnergia, Nicola Vernuccio. Lui ci provò, a dare qualche direttiva agli uffici: «Ma in realtà era difficile controllare cosa accadeva nelle altre stanze... «. Un colpevole disordine nel quale si insinuava la cultura del favore e probabilmente la corruzione. Uninefficienza voluta? «Dico solo che la disorganizzazione, se rimane tale, non può che produrre episodi come quelli su cui indaga la Procura», taglia corto Marino. Lex prefetto non lo dice ufficialmente, ma in lui è forte il sospetto che esista, o sia esistito, un sistema deviato con dentro politici, mediatori, funzionari infedeli. Ha disposto unindagine interna sul caso-Vitrano. Ma, prima ancora dellarresto del deputato del Pd, lassessore aveva avviato alcuni provvedimenti restrittivi: «Stiamo lavorando a procedure standardizzate, a rendere efficienti e trasparenti gli uffici». Da domani conferenze di servizi obbligatorie, con lobbligo di partecipazione dei funzionari di tutti gli enti, chiamati a confermare i pareri precedentemente forniti. Insieme al capo dipartimento Gianluca Galati, Marino ha disposto un massiccio turn-over del personale: e ha cambiato incarico, nelle scorse settimane, anche Francesca Marcenò, da oltre dieci anni responsabile del servizio che rilascia le autorizzazioni nel settore delle energie rinnovabili. «Ma cè anche il problema della carenza di personale: abbiamo già chiesto altri dipendenti. E dovrà essere gente fidata... «, ancora Marino. Intanto, proprio per riorganizzare il dipartimento, il dirigente Galati stamattina firmerà un atto con pochi precedenti: chiusura totale degli uffici alle visite esterne. Anche i politici staranno fuori? «Anche loro», rimarca Galati, che ammette di averne visti tanti, deputati, nei suoi primi due mesi in via La Malfa. Vernuccio, suo predecessore (ha guidato il dipartimento nel 2009, prima di lasciare il posto a Rossana Interlandi e Pietro Tolomeo), è più esplicito: «Vitrano? Veniva spesso. Come Bonomo e come tanti altri: da quel dipartimento, diciamolo, è passato mezzo parlamento negli ultimi anni». Il porto delle nebbie, insomma, era la meta abituale di deputati e attaché. La politica come intermediazione, nelleldorado delle rinnovabili. Qualcosa doveva succedere: «Non dico che me lo aspettassi, un caso come quello dellonorevole Vitrano. Ma certo se sono stato messo qui un motivo cè», sorride lassessore-prefetto. Che si consola così: «In questa vicenda allarmante un risvolto positivo cè: ora potrò adottare le misure drastiche che avevo in testa e nessuno si sognerà di chiamarmi sbirro».
PALERMO - Dagli incentivi al blocco delle pratiche lenergia solare trasformata in "affare"
La Regione Siciliana ha un dipartimento dell'Energia in via La Malfa, dove vengono gestite le richieste di autorizzazione per progetti di energia rinnovabile. La vicenda è stata oggetto di inchieste della Procura e si è scoperto che ci sono stati episodi di corruzione e abuso di potere. L'assessore all'Energia, Giosuè Marino, ha avviato misure per rendere gli uffici più efficienti e trasparenti, tra cui la chiusura degli uffici alle visite esterne e la nomina di nuovi dipendenti. Il dirigente del dipartimento, Gianluca Galati, ha firmato un atto per chiusura totale degli uffici alle visite esterne, anche per i politici.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo