Investimento da 500 mila euro su unimpresa di biotecnologie nata allUniversità Più di 700 contratti congelati e 113 progetti, pronti da un anno, chiusi nei cassetti. Tutto a causa delle lungaggini burocratiche del governo nazionale e di quello regionale. E così lUniversità di Palermo si trova a fare i conti con un intero settore, quello della ricerca, al palo. Con centinaia di ricercatori e neo-laureati in attesa di conoscere il loro futuro. E con 135 milioni di euro di fondi europei bloccati da quasi un anno nelle casse dello Stato e della Regione. A determinare lo stallo è in primo luogo la riforma Gelmini, che ha modificato anche le procedure di selezione del personale. La riforma è stata varata a dicembre, ma a tre mesi di distanza il ministero dellUniversità non ha ancora approvato i regolamenti di attuazione. Perciò lAteneo palermitano, al pari degli altri, si trova a brancolare nel buio. Buio dove sono finiti i rinnovi di 90 assegni di ricerca e i bandi per 440 dottorati e circa 200 borse di studio, sempre connesse alla ricerca. A pagarne le conseguenze sono anzitutto i giovani ricercatori e i neo-laureati, già alle prese con la stretta sulle assunzioni. Ma lincertezza rischia pure di rallentare le attività di ricerca dellAteneo, che già scontano altri ritardi, legati allerogazione dei fondi europei da parte del ministero dellUniversità e della Regione. Si tratta di 113 progetti di ricerca che spaziano dalle tecnologie dellinformazione e della comunicazione allagroalimentare, dalla sicurezza allenergia, passando per aeronautica, beni culturali, biotecnologie, materiali avanzati, trasporti e mobilità sostenibile. Insomma, settori cardine della crescita economica. Di questi progetti, 62 sono fermi nei cassetti del ministero: sono quelli del programma operativo nazionale "Ricerca e competitività" e del Par Fas, per un finanziamento complessivo di 103 milioni. Sono stati presentati tra il 2009 e il luglio 2010, ma ancora non ci sono neppure le graduatorie. Stessa situazione alla Regione, dove da mesi sono stati depositati 51 progetti di ricerca nellambito del Fondo europeo di sviluppo regionale, per complessivi 32 milioni di euro. Ma anche in questo caso lUniversità attende. Uno stallo che, visto nellottica della riforma del sistema di finanziamento degli atenei, è un paradosso, visto che il nuovo meccanismo di premialità dà un grande peso alla capacità degli atenei di attrarre fondi europei. Chi non attira investimenti viene penalizzato. «Alle università viene chiesto giustamente di essere virtuose - dice il rettore Roberto Lagalla - di competere con i privati e con gli atenei europei, in un settore dove conta moltissimo la tempestività. Ma se contratti e progetti partono a rilento, è chiaro che rischiamo di accumulare un ritardo quasi incolmabile». Fra tante criticità, una nota positiva arriva dalla "Abiel", una delle imprese nate grazie alle attività di spin-off dellAteneo. Ieri lazienda ha annunciato unintesa con la Lsc, società specializzata in investimenti nella salute, per un venture capital di 500 mila euro che servirà a promuovere la produzione di enzimi innovati per trapianti di cellule e tessuti.