Sono entrati mentre dormivo, mi hanno puntato un coltello alla gola, hanno preso le chiavi della chiesa e poi mi hanno rinchiuso nella mia stanza». È ancora sconvolto don Luigi Brazzelli, anziano parroco di Castellanza (Varese), vittima lo scorso 3 novembre di quattro rapinatori che, alla fine, si sono portati a casa solo qualche candeliere, oltre alle elemosine dei fedeli. Episodi come questo sono abbastanza frequenti: in Italia vi sono circa 10 mila tra chiese, conventi e abbazie, la maggior parte dei quali è in pratica senza sorveglianza. I furti avvengono soprattutto nel Nord, in particolare in Piemonte. Tutto in una chiesa fa gola a un ladro: oggetti sacri, reliquie (nel 2003 è stata ritrovata quella di san Valentino) e soprattutto opere d'arte. La maggior parte della refurtiva finisce nel circuito dei collezionisti italiani, ma molti oggetti sono stati anche segnalati all'estero, dagli Stati Uniti al Giappone. «Negli ultimi anni i furti nelle chiese sono diminuiti», spiega il generale Ugo Zottin, che dirige il nucleo dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale. «Siamo passati dai 740 casi denunciati nel 2001 ai 515 del 2003. Ma molto resta da fare. Noi abbiamo una banca dati con tutti gli oggetti d'arte rubati, ma la maggior parte di ciò che viene trafugato nelle chiese non è censito. Spesso non esiste una foto o un documento del quadro o dell'angioletto o dell'inginocchiatoio che è stato portato via. In questi casi siamo costretti a chiedere al parroco delle foto di comunioni e matrimoni, nella speranza che sullo sfondo ci sia proprio l'oggetto rubato». Appunto per questo la Cei sta tentando di inventariare almeno gli oggetti più preziosi custoditi nei luoghi di culto. L'altro aspetto della prevenzione riguarda le misure di sicurezza. Delle circa 700 chiese di proprietà del Fondo edifici di culto del ministero dell'Interno (tra cui la basilica di Santa Croce a Firenze), buona parte è già stata dotata di sistemi di videosorveglianza, mentre la Cei distribuirà presto in tutte le parrocchie un opuscolo che contiene indicazioni su come proteggere tutto ciò che si trova in una chiesa. Occorre, infine, fare un'opera di sensibilizzazione su tutte le comunità che ruotano attorno alle chiese, iniziando dai parroci. «Ci sono ancora sacerdoti che, in assoluta buona fede, vendono oggetti sacri per sostituirli con altri più moderni, ignorando il loro valore artistico», aggiunge il generale Zottin. «È importante che le chiese non restino mai aperte senza che ci sia qualcuno a sorvegliarle, così come è molto rischioso organizzare delle ostensioni di oggetti di valore inestimabile se non si è in grado di garantire un minimo di tutela», spiega monsignor Giancarlo Santi direttore dell'Ufficio Beni culturali ecclesiastici della Cei. «Molti sacerdoti, inoltre, non denunciano i furti perché si vergognano di presentarsi davanti ai carabinieri», aggiunge monsignor Santi; «anche se la situazione sta cambiando e vedo, da parte di tutti, una maggiore collaborazione». Parroci, sorvegliatele così 'La sicurezza dei luoghi di culto - Guida per la protezione antifurto, antincendio e videosorverglianza dei beni culturali ecdesiastid". È il titolo della guida realizzata da Assosicurezza (Associazione nazionale costruttori e distributori di sistemi di sicurezza) che sarà distribuita in tutte le parrocchie italiane. Un vademecum che contiene progetti di possibili impianti antintrusione e di videocontrollo da realizzare in funzione delie caratteristiche della chiesa (piccola o grande, localizzata in grandi città o in luoghi isolati). In appendice l'elenco di tutte le aziende alle quali i parroci potranno rivolgersi per far effettuare un sopralluogo nelle loro chiese, in modo da stabilire il sistema di allarme più efficace.