Un viaggio affascinante alla scoperta del ricco e prezioso patrimonio contenuto all'interno del museo, che seppur non del tutto fruibile, deve essere inteso non solo come luogo di conservazione e raccolta ma come un organismo vivo e pulsante per la diffusione della cultura. I tesori nascosti della città dello Stretto sono stati al centro dell'incontro, che si è tenuto nel Salone degli Specchi di Palazzo dei Leoni, promosso dall'Aede (Associazione europea degli insegnanti), presieduta dalla prof. Maria Pia Sidoti Pino, durante il quale l'archeologa Giovanna Maria Bacci, da settembre direttrice del Museo di Messina, ha relazionato sulle «Collezioni del Museo Interdisciplinare e Regionale "Maria Accascina di Messina"». Un momento culturale di ampio respiro per snocciolare novità e prospettive per il futuro e proiettare reperti archeologici del Museo non fruibili al pubblico da più di trent'anni. «Stiamo lavorando ha detto la Bacci per l'apertura del nuovo museo che consentirà di visionare materiali mai esposti prima. Il progetto nato nel '70 ha sin da subito manifestato problemi e oggi è quanto mai necessario l'adeguamento per l'impiantistica relativa alla climatizzazione. Infatti anche sono già state collocate sculture e opere in pietra, mancano i dipinti». Nel corso della serata l'archeologa ha tracciato la figura della storica dell'arte e direttrice del museo di Messina dal 1949 al 1963, Maria Accascina, alla quale Franca Campagna Cicala ha dedicato un numero dei "Quaderni", e che nel dopoguerra ha avuto il merito di riordinare il ricco patrimonio museale e di curare il primo allestimento moderno inaugurato dall'allora ministro della Pubblica istruzione, Gaetano Martino. Delle collezioni fanno parte, tra gli altri, il "Polittico di San Gregorio" di Antonello; il Caravaggio, che attrae molti visitatori con "L'Adorazione dei pastori" e "La resurrezione di Lazzaro"; un interessante gruppo di pittori fiamminghi e la pittura del '700 '800 e '900 che sarà esposta nel nuovo museo, ma anche le statue di Scilla e del Nettuno, figure che incarnano le forze della natura che agiscono nell'area dello Stretto. E ancora arti decorative, opere di maestri argentieri del 600, maioliche anche venete, tarsie marmoree e la collezione archeologica del museo che, purtroppo, dagli anni '80 non è più esposta al pubblico. Con l'apertura del nuovo museo sarà possibile visionare per la prima volta l'epigrafe arabo-normanna di estrema raffinatezza che inneggia a Ruggero, un tempo inserita nel portale della chiesa di S. Maria dei Catalani. Nel corso dell'incontro si è anche parlato della collezione di Paolo Orsi, archeologo al quale è intitolato il Museo di Siracusa, che nel dopoguerra fece osservazioni interessanti sulla città e del francese George Vallet che nel 1958 studiando i materiali del museo di Messina e di Reggio scrisse un libro fondamentale sulla colonizzazione Greca. «La necessità di un museo archeologico è un'esigenza irrinunciabile ha aggiunto la Bacci per mettere insieme le collezioni e il ricco materiale, dalla preistoria fino all'età medievale».