I quadri dellOttocento e gli oggetti simbolo del secolo seguente tra le ombre dei binari dove si riparavano i treni Per consentire a «Fare gli italiani», forse liniziativa più importante delle celebrazioni per i 150 anni dellUnità, di aprire giovedì cè chi inchioda e chi mette oggetti nelle teche, chi veste i manichini e chi si muove sui carrelli elevatori per far funzionare le casse da cui arriveranno voci e testi diversi secondo le 'isole tematiche. La prima cosa da sapere è che la mostra è grandissima (in tutto, le Ogr offrono 22mila metri di spazi espositivi, la metà dei quali è dedicata a questa rassegna sullidentità nazionale curata da Walter Barberis e Giovanni De Luna) e che fa piuttosto freddo: locali così grandi non si possono riscaldare, ad eccezione di piccole zone come quella della quadreria, che rappresenta lOttocento e dove le opere prese in prestito da musei diversi devono godere di una temperatura costante e sono sorvegliate da una guardia armata. Per «Fare gli italiani» hanno lavorato allinterno delle vecchie officine almeno 400 persone, dallarchitetto alla donna delle pulizie, dal tecnico delle luci a quello del suono. Nonostante oltre 600 soggetti diversi abbiano prestato e realizzato oggetti per la mostra e Regio e Stabile lavorato a pieno ritmo per costruire ciò che mancava, più dei reperti contano in questo caso i testi, i filmati, le voci narranti e le musiche, allinterno delle gigantesche officine dove la luce sarà bassissima, per permettere alle immagini di emozionare. E alla fine del percorso chi vuole potrà portarsi a casa su un chip il pezzetto che gli è piaciuto di più, inserendo anche i suoi commenti. Lobiettivo non è quello di raccontare il ruolo di Torino nel Risorgimento, né la gloria del Risorgimento stesso: per questo cè un Museo apposito, appena riallestito, e un intero centro storico da visitare. Alle Ogr invece si andrà per ritrovare il filo, un filo che passa attraverso eventi dolorosi e tragici, dalle due guerre mondiali al fascismo, lidentità che si forma attraverso le grandi istituzioni, dallesercito alla scuola, dalla chiesa alle città, dalle fabbriche alle autostrade, ai treni e agli aerei. Ma anche passando per gli oggetti-simbolo del Novecento, dal frigorifero dei gelati alle divise fasciste per i bambini che i visitatori più vecchi non potranno rivedere senza un brivido. Allinterno di ciascuna isola, oggetti, testi e filmati (questi ultimi sono forse la parte principale di «Fare gli italiani», e per realizzare le parti non darchivio sono state reclutate 480 comparse) consentiranno ai più attenti di interagire con le cronologie e di approfondire i singoli temi. Tutto intorno, cè il cemento sbreccato dei pavimenti, che ancora ieri sera veniva «rattoppato», e le pareti con le putrelle e i vecchi numeri dei binari dove nascevano i treni. Stanotte arriveranno 250 palloni bianchi, verdi e rossi, che una volta illuminati faranno da ingresso di benvenuto lungo corso Mediterraneo, contenuti in una struttura alta venti metri. Sul grande cortile ricoperto di ghiaia rossa, però, piove, e dunque linaugurazione si dovrà fare allinterno, nellarea ristorante: un quarto dora di discorsi, un brindisi e una visita veloce, perché il calendario è fitto nella città che più di ogni altra in Italia sta festeggiando i 150 anni. E se il direttore dei lavori, larchitetto Carlo Pession, è un professionista sperimentato che non si scompone di fronte a nulla (ieri sera alle 18 cercava, con un sorriso, di rimediare ai «buchi» rimasti sul muro allinterno di una delle frasi-simbolo lunghe oltre tre metri, quella del presidente Napolitano), gran parte della squadra al lavoro è fatta di donne. Anna Martina, che nel comitato dei 150 anni ha la responsabilità organizzativa, e le infaticabili Liliana Lavagna, Cira Liccardi e Cristina Sciolla, che han trovato i vecchi banchi e il frigo dei gelati, trattato per gli aerei e i periscopi delle trincee, fatto le fotocopie e riempito le teche, e non è escluso che mercoledì notte siano ancora qui a dare una spolveratina. «Le Olimpiadi del 2006? In confronto, è stato facile - assicura Martina - Perché in quel caso esisteva un protocollo consolidato, quello del Cio, e bastava seguirlo secondo regole molto precise. Qui invece si è partiti da zero, e dentro le Ogr si è potuto lavorare soltanto a partire da novembre». Ma lentusiasmo risorgimentale, evidentemente, non è inferiore a quello olimpico. Anzi. Sembra quasi che ai torinesi, da quello che inchioda lassù in cima al carrello a quello che trasporta i cavi, piaccia più Garibaldi che la neve.
TORINO - Ogr, la corsa dei 400 allestitori. Lavoro non stop negli oltre ventimila metri quadrati di mostre
La mostra "Fare gli italiani" si apre giovedì presso le Ogr, con oltre 22mila metri di spazi espositivi. La mostra è curata da Walter Barberis e Giovanni De Luna e rappresenta lidentità nazionale italiana. La mostra è stata realizzata da oltre 400 persone, comprese donne, e include oggetti, testi, filmati e musiche. L'obiettivo della mostra non è raccontare il ruolo di Torino nel Risorgimento, ma piuttosto ritrovare il filo che passa attraverso eventi dolorosi e tragici, dalle due guerre mondiali al fascismo. La mostra include oggetti-simbolo del Novecento, come il frigorifero dei gelati e le divise fasciste per i bambini.
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