Lintervento Il maestro che ha trionfato allOpera di Roma racconta comè nata lidea di far intonare "Va pensiero" al pubblico roma Maestro Muti, una serata davvero speciale...«Veramente fuori dalla norma, non preparata, ci tengo molto a dirlo. Io penso che i direttori dorchestra non dovrebbero parlare dal podio, ma ieri, dopo lintervento del sindaco di Roma, era necessario, importante, che anche il musicista prendesse la parola. Per un musicista come me che poi ha la fortuna di girare il mondo e vedere la realtà italiana dalle altre nazioni, e quindi soffrire per la situazione. Era doveroso parlare. Ma pensavo di aver terminato lì, dopo aver detto: "Il 9 marzo del 1842 Nabucco debuttava come opera patriottica tesa allunità ed allidentità dellItalia. Oggi, 12 marzo 2011 non vorrei che Nabucco fosse il canto funebre della cultura e della musica". Perché una nazione che perde la propria cultura perde la propria identità». Cosè accaduto allora? «E chiaro che il "Va pensiero", al di la delle assurdità che si dicono dellinno nazionale, è un canto che esprime in maniera intensa lanimo degli italiani, una nostalgia, un senso di preghiera, una profondità mediterranea che Verdi attribuisce al popolo degli ebrei schiavi ma che gli italiani hanno scelto come bandiera del loro Risorgimento. E quando lho diretto la prima volta ho sentito, quando il coro ha cantato "oh mia patria si bella e perduta", che quel momento fosse carico della situazione drammatica non solo per le istituzioni ma anche per la vita delle persone chiamate a studiare nei conservatori, nelle accademie, nelle università. Ho sentito che quel grido veniva dal profondo dellanimo, un grido vero da parte di chi sta vivendo questo dramma, uomini e donne che producono cultura nel nostro Paese. E lo fanno nel disinteresse sempre più grande da parte di chi deve preservare la cultura, non solo per rispetto del paese ma anche per il rispetto del mondo verso lItalia. Il mondo non guarda a noi per le tecnologie, facciamo cose importanti ma quando si pensa allItalia si pensa ai poeti, ai pittori, ai musicisti, ai nostri musei e teatri, a ciò che lItalia rappresenta. È pieno di italiani - ricercatori, studiosi, medici - che sono nelle grandi università, come quelle americane, e fanno ben parlare di sé. Giovani che si fanno stimare fuori dallItalia, perché da noi trovano difficoltà. Noi non possiamo vedere questa barca affondare, sabato sentivo che il "Va pensiero" era questo grido». E ha deciso di sorprendere tutti «Dovevo decidere: faccio il bis richiesto come viene chiesto, una ripetizione consolidata nellabitudine, oppure offro a questa ripetizione un carattere nuovo, aderente alla situazione? ho pensato, il coro ha cantato, "Oh mia patria, si bella e perduta" e sicuramente se perdiamo al cultura andiamo in questa direzione, facciamo che questo grido sia contro questa operazione di riduzione al nulla della nostra cultura. Allora ho invitato, dato che il discorso doveva essere globale, tutti a cantare. Non mi aspettavo che lintero teatro si unisse, tutti sapevano il testo. Poi, come in una situazione surreale, dal podio ho visto le persone alzarsi a piccoli gruppi, per cui tutto il teatro alla fine era in piedi, fino alle ultime gradinate. Era una specie di coralità straziata e straziante, un grido che invocava il ritorno alla luce della cultura che è la colonna portante dellItalia, sono le nostre radici». E il pubblico si è commosso. «Si, ho visto nelle prime file diverse persone con le lacrime agli occhi. E la dimostrazione di un popolo che si sente fortemente unito, al di la dei proclami. E della straordinaria attualità di Verdi, valido anche per il futuro, con la sua grande universalità. Verdi parla alluomo delluomo e resterà sempre collegato alla nostra realtà, sempre assolutamente attuale».