L'intervento di recupero dell'ex Carcere borbonico di Avellino, che ora si conclude, anche se ha attraversato fasi non sempre tutte condivisibili, come ad esempio la modifica e la parziale chiusura del fossato (ora in parte recuperata anche per la fruibilità) per far posto a strade e parcheggi, l'apertura di troppi varchi nella possente murazione perimetrale concepita sicuramente per non avere accessi, ha comunque consentito di dare degna e razionale collocazione alle più importanti istituzioni dedicate alla tutela e alla valorizzazione culturale per la città: l'Archivio di Stato, gli Uffici delle tre Soprintendenze (per i Beni Architettonici e Paesaggistici, per i Beni Storico-Artistici ed Etnoantropologici, per i Beni Archeologici), un ufficio della Provincia dedicato alle attività culturali. La Soprintendenza per i Beni Architettonici ha condotto l'intero programma di recupero, non solamente della parte assegnata al proprio ministero, ma anche i lavori per il recupero e la rifunzionalizzazione dei padiglioni e degli immobili assegnati all'amministrazione provinciale di Avellino, che già da tempo vi ha installato un proprio servizio per la gestione e lo svolgimento di attività culturali. I padiglioni che consegniamo alla Provincia (e in questo senso vogliamo anche offrire alla città) sono stati pensati per essere destinati a spazi espositivi, mostre temporanee, biblioteca e pinacoteca, spazi attrezzati per convegni e manifestazioni. Il primo progetto di recupero fu commissionato dalla Soprintendenza fin dagli anni '80 all'architetto Carmine Colucci che anche successivamente ha continuato ad affiancare le strutture tecniche dell'amministrazione nelle varie fasi evolutive dell'intervento fino all'attuale conclusione. Appare quasi ovvio pensare che il futuro di questo complesso architettonico sia quello di diventare un vero e proprio polo per la cultura per la città. Questa nuova vocazione sarà ulteriormente potenziata dagli ambienti e dai locali oggetto della cerimonia di consegna di lunedì e che ora si aggiungono ai padiglioni già da tempo riconvertiti. Le ampie sale oggetto dell'ultimo intervento di recupero sono attrezzate e allestite per ospitare esposizioni, per consentire lo svolgimento di convegni e congressi, per ospitare attività e laboratori sperimentali di arte e cultura a tutto tondo. La posizione centrale del complesso è da considerarsi altamente strategica per la città che, dopo una prima fase interlocutoria, sembra che esso sia stato accettato dalla città anche per le nuove vocazioni pensate e per quelle ipotizzabili, sempre nel settore prima descritto. La presenza nel tessuto urbano del Carcere Borbonico ha sempre suscitato nell'immaginario collettivo sentimenti contrastanti di timore, curiosità, soggezione, pietà per i suoi sfortunati ospiti. Ma, dopo l'abbandono, i danni subiti dal terremoto, i lunghi lavori di restauro, sembra che le attività già da tempo installate nelle parti man mano recuperate abbiano suscitato un rinnovato interesse da parte della città e la voglia di utilizzarlo per altre e più nuove attività culturali sia cresciuta e sia da stimolo per le amministrazioni chiamate a gestire la struttura. L'architetto Cinzia Vitale, funzionario della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno e Avellino, ha da lungo tempo curato, sia come progettista che come direttore dei lavori, l'intervento di restauro del complesso monumentale. Il testo «Il Carcere borbonico di Avellino. Passato e futuro» (edito da De Angelis» ne è testimonianza. In questo compito è stata validamente affiancata dal geometra Carmine Manganelli e sostenuta dalla collaborazione di Maria Cristina Lenzi, ma si può ben affermare che per questo traguardo raggiunto a tutto il personale della Soprintendenza va indirizzato un plauso ed un convinto ringraziamento. In occasione dell'inaugurazione sarà aperta al pubblico anche una mostra dei grafici e delle immagini tratte dal testo che consentirà di offrire e far percorrere ai visitatori una sintetica ed immediata storia passata e recente dell'intero monumento. L'importanza dell'opera e del restauro compiuto obbliga ora le varie amministrazioni chiamate a gestire questo prezioso bene ad attivare le giuste forme di valorizzazione di questa struttura per la cultura che oggi riconsegniamo alla collettività. La Soprintendenza auspica la istituzione a breve di un comitato di gestione, formato dai rappresentanti dei vari istituti culturali e dalle amministrazioni ed enti pubblici, comitato che dovrà porsi l'obiettivo di rendere questi spazi e questi immobili luoghi sempre attivi e vitali, dovrà essere capace di stimolare iniziative degne di essere ospitate e lanciate alla pubblica attenzione, dovrà consentire la realizzazione di un vero e proprio laboratorio di creatività che, a sua volta, dovrebbe diventare strumento propositore di nuove idee per la crescita del contesto sociale. Già in questa prima fase di avvio delle attività della struttura sono state programmate manifestazioni legate alla imminente celebrazione del centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia: la Provincia di Avellino ha trasferito in uno di questi nuovi padiglioni il Museo del Risorgimento Irpino e ha allestito, con la Soprintendenza per i Beni Artistici, Storici ed Etnoantropologici una mostra sulla ritrattistica di fine '800; anche l'Archivio di Stato sta allestendo una esposizione sui documenti dell'epoca; prossimamente la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici allestirà in questi spazi una mostra e curerà una pubblicazione sull'architettura, l'urbanistica e il contesto paesaggistico di Avellino e di alcuni altri centri dell'Irpinia tra la fine dell'800 e gli inizi del secolo appena trascorso. Questi sentimenti di soddisfazione, ne siamo certi, ripagano gli sforzi sostenuti da chi, per conto di questa Soprintendenza, si è assunto l'onere di soddisfare le aspettative e le istanze della comunità culturale cittadina e ai quali vanno rivolti i sensi del più convinto apprezzamento e ringraziamento per l'opera svolta. L'abitudine oramai acquisita da parte dei tecnici dei nostri uffici a saper individuare le possibilità prestazionali di un manufatto, anche di elevata valenza storica o complessità architettonica, e la capacità a rielaborarne gli utilizzi è un tratto distintivo di questa particolare specie di tecnici che operano nelle Soprintendenze, e nella nostra più in particolare. Nonostante tutte le difficoltà prima manifestate, vorremmo ancora poter operare per mettere a disposizione della collettività le esperienze acquisite e considerare, come si faceva in passato, questo appena ultimato uno dei tanti lavori conclusi, pronti a cominciarne un altro diverso e, perché no, ancora più stimolante. Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno e Avellino
CAMPANIA - L'intervento di recupero dell'ex Carcere borbonico di Avellino
Il Carcere borbonico di Avellino è stato oggetto di un intervento di recupero che ha consentito di dare degna e razionale collocazione alle istituzioni culturali della città. La Soprintendenza per i Beni Architettonici ha condotto l'intero programma di recupero, che ha incluso la modifica e la parziale chiusura del fossato per far posto a strade e parcheggi. I padiglioni del complesso sono stati pensati per essere destinati a spazi espositivi, mostre temporanee, biblioteca e pinacoteca. L'architetto Carmine Colucci ha curato il primo progetto di recupero, che è stato completato con la collaborazione di Carmine Manganelli e Maria Cristina Lenzi.
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