S.B. Strano modo di conservare il ricordo più tangibile di quella battaglia che il 10 e 11 maggio 1849 proiettò Livorno nella storia con la disperata reazione all'organizzatissimo esercito austriaco. Strano, perché se dall'esterno la Porta San Marco, punto focale di quella vicenda, è in condizioni passabili, all'interno si presenta in un modo a dir poco raccappricciante. Non ci vuole molto per scoprirlo perché basta dare un'occhiata dalle finestre i cui vetri sono ormai completamente distrutti: sporco, piccioni ed altri animali, vecchi mobili, spazzatura, resti abbandonati da tossicodipendenti e chissà quant'altro. Insomma, un disastro. «E pensare che si tratta del monumento che ha visto l'unica battaglia risorgimentale della resistenza armata dei cittadini in Toscana - commenta Marzino Macchi, segretario del Comitato livornese per la promozione dei valori risorgimentali -, cioè di un simbolo che non può essere considerato solo locale, ma anche regionale e nazionale. E pensare che all'interno c'era un piccolo museo delle armi, ma ha cominciato a penetrare la pioggia e gli oggetti sono stati trasferiti in qualche magazzino comunale, cosa per cui siamo preoccuppati perché le armi, appunto, sono realizzate in metalli dell'epoca che non sono resistenti come quelli di oggi ed hanno bisogno di particolare manutenzione». Proprio il Comitato livornese, tra l'altro, anni fa avanzò la proposta di prendere in consegna i locali ricavati nella porta intervendo subito con 150mila euro messi a disposizione da alcuni sponsor, a patto che il Comune intervenisse per la riparazione del tetto, oltre a garantire il pagamento delle bollette di acqua, luce e gas. «Purtroppo la cosa non ha avuto seguito - prosegue Macchi - e si tratta veramente di un'occasione persa perché, anche se adesso dall'amministrazione comunale arrivasse un segnale positivo, si tratterbbe di vedere se chi ci voleva aiutare è ancora disposto a farlo. Tra l'altro, quella soluzione ci avrebbe anche risolto il problema di trovare una sede, visto che ancora oggi, dopo dieci anni di attività, ci dobbiamo in qualche modo arrangiare». Uno spiraglio per il recupero della porta arriva comunque da Mario Tredici, assessore alle culture del Comune di Livorno. «Abbiamo stanziato 300mila euro proprio per il recupero della porta - spiega quest'ultimo - da spendere nel periodo 2011-2013. Una cifra che, anche con l'aiuto del Comitato del Risorgimento che troverebbe così una sua sede, pensiamo possa bastare per gli interventi più urgenti. Mi rendo conto che i soldi non sono molti e l'intervento non è semplice perché si può agire solo seguendo le indicazioni della Soprintendenza ai beni storici ed architettonici. La cosa importante adesso è che ci sia un progetto, in modo da avere la garanzia che i lavori che verranno eseguiti si dimostrino poi veramente utili».